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2 marzo 2006, 14 anni fa il piccolo Tommaso Onofri veniva rapito e ucciso
2 marzo 2006, 14 anni fa il piccolo tommaso onofri veniva rapito e ucciso

Oggi, 2 marzo 2020, è la ricorrenza della morte del piccolo Tommaso Onofri. Proprio il 2 marzo del 2006, il piccolo veniva rapito dalla sua abitazione a Casalbaroncolo (Parma) e successivamente ucciso.

Ricostruzione dei fatti dell’omicidio di Tommaso Onofri

Dalle ricostruzioni emerse che il piccolo Tommaso fu rapito alle ore 21:00 del 2 marzo 2006 in casa Onofri. Quella sera fecero irruzione in casa due persone, che immobilizzarono i genitori del bambino. Poco dopo, la madre riesce a liberarsi e ad avvertire i soccorsi.

La Procura della Repubblica apre le indagini. Ascolta in primo luogo i muratori che avevano precedentemente lavorato in casa Onofri per lavori di ristrutturazione. Sotto indagine vi era anche Paolo, il padre del piccolo Tommaso, a causa di detenzione  di immagini e video pedopornografici. Successivamente, infatti, il padre venne iscritto presso il registro degli indagati e arriverà a patteggiare una pena pari a sei mesi di reclusione.

Ulteriori indagini avevano portato alla luce un’impronta digitale trovata sul nastro adesivo utilizzato per immobilizzare i familiari. L’impronta apparteneva al muratore Mario Alessi. Quest’ultimo confessò l’omicidio il primo aprile del 2006, svelando anche il nome dei suoi due complici: la sua compagna Antonella Conserva e Salvatore Raimondi.

Con tale confessione i soccorritori riuscirono a trovare il corpicino di Tommaso sulle rive del torrente Enza, luogo in cui era sepolto. In seguito, Alessi aveva dichiarato di aver rapito il bambino per ottenere un ingente riscatto che gli sarebbe servito a coprire i suoi debiti. La morte del piccolo avvenne a causa di una mancata sopportazione ai pianti di Tommaso.

Durante il processo Mario Alessi fu accusato di omicidio e del rapimento del piccolo a cui seguì l’ergastolo e venti anni di reclusione a Salvatore Raimondi per concorso nel sequestro. Mentre la compagna di Alessi fu condannata a ventiquattro anni di carcere.

A quattordici anni dal fatto ricordiamo tale vicenda ancora molto presente e vivida nella nostra società. Tali comportamenti adottati nei confronti di un bambino tanto piccolo quanto indifeso è oltraggioso e disumano. Nessuna condanna potrà mai riportare in vita il piccolo Tommaso, tra le braccia dei suoi cari, ma possiamo ricordarlo attraverso il suo tenero sorriso!

 

Riproduzione riservata.

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