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Accenni di Criminal Profiling: Modus operandi - CriminalMente
modus operandi

Il Modus Operandi è uno dei concetti base che il Criminal Profiler prende in esame dinanzi ad una scena del crimine o dinanzi a ciò che, potenzialmente, potrebbe essere la scena di uno o più crimini. La televisione e, più nello specifico, le serie tv, ci bombardano continuamente con questo concetto, correndo il rischio di incongruenze e incomprensioni. 

Nella realtà, cosa si intende per Modus Operandi?

Modus operandi: nozione

Erroneamente si è portati a pensare che il modus operandi sia un comportamento fisso, statico messo in atto dall’offender. In realtà il M.O. appare dinamico, soggetto ad evoluzione, in base a quanto il criminale apprende con l’esperienza. 

L’offender tende a modificare il M.O. al fine di trarre dal reato il massimo beneficio, minimizzando il rischio di essere identificato e catturato. 

Ogni offender commette degli errori ed incappa in difficoltà, ma la maggior parte impara dagli sbagli commessi e dalle difficoltà incontrate e cerca di migliorare con il passare del tempo. Questo è un passaggio importante: più il soggetto perpetra con le proprie condotte criminose e più diventa abile; più diventa abile e più sarà difficile riuscire a catturarlo. Non esiste il delitto perfetto, ma esistono criminali in grado di affinare le proprie tecniche al fine di sfuggire il più possibile alle forze dell’ordine. 

Dunque, il M.O. è l’insieme delle modalità e dei comportamenti messi in atto dal S.I. al fine di realizzare il reato.

Un caso

C’è un soggetto che ha segnato particolarmente la storia dei serial killer: Andrei Romanovich Chikatilo, conosciuto con vari appellativi tra cui “Il mostro di Rostov”. La sua è una storia complessa, piena di tanti piccoli tasselli che si intersecano tra di loro. In questo articolo vediamo, brevemente, il suo modus operandi. Il Chikatilo mostra una preferenza quasi univoca nei confronti dei minori e dei soggetti in grave difficoltà (cd. Vittime ad alto rischio). Il suo modo di avvicinare le sue vittime non era sempre uguale, ma si modificava in relazione al soggetto/vittima e in relazione alle circostanze (più volte le forze dell’ordine si sono avvicinati alla sua cattura). Però, alla base, lo schema era fisso:

– Scelta della vittima;

– Avvicinamento, manipolazione fino a far cadere il soggetto nella sua spirale omicida (usava francobolli, sigarette, libri, gomme americane,…);

– Portava con sé la vittima prescelta, senza usare forza o violenza; i bambini lo seguivano volontariamente (tipico atteggiamenti del pedofilo);

– Iniziava il suo gioco perverso e iniziava a dar vita a quelle fantasie che gli opprimevano la mente giorno e notte: violenza sessuale, tortura, asportazione di genitali, cannibalismo, scaricamento.

Questi sono i punti cardine e, quasi sempre fissi, della sua condotta criminale. Come è possibile notare, Chikatilo poteva modificare il luogo della cattura, dello scaricamento, le modalità di avvicinamento delle sue vittime, ma lo schema base rimaneva sempre quello appena illustrato.

Dunque il M.O. risulta in evoluzionedinamico, ma comunque con dei tratti distintivi che permettono di addebitare tutte le vittime ad una sola mano. Questo è un punto focale: capire se ci si trova dinanzi ad un solo SI o se vi è la necessità di cercarne più di uno.

Più in là approfondiremo la sua storia, la sua vita e, soprattutto, le sue vittime perché, spesso, si ricorda il serial killer e ci si dimentica delle decine di vite che ha deciso di spezzare durante il suo cammino (in questo caso: stimate 53 omicidi e 6 aggressioni sessuali).

Sharon Angelucci

Autrice Freelance

Riproduzione Riservata.

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