aldo carli

Aldo Carli: l’omicidio e la doppia vita

 

La mattina del 20 dicembre 2017 viene rinvenuto il cadavere del gioielliere Aldo Carli, 75 anni, nel giardino della sua villa di Opicina, in via del Refosco, alla periferia di Trieste.



L’uomo viveva con la madre invalida, di 94 anni. La moglie, invece, viveva da sola al piano superiore dell’edificio e sostiene di non essersi accorta di nulla, se non al momento del ritrovamento del corpo.

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Le prime indagini sulla morte di Aldo Carli

Le prime ipotesi sembrano portare nella direzione di una rapina culminata con un tragico epilogo. Ma ben presto la brutalità del delitto e i dettagli che non combaciano chiamano in causa altre piste investigative. Sembra, infatti, che la casa a soqquadro e il tentativo di soffocare l’anziana madre della vittima facciano parte di una messa in scena. Ma non solo: sembra che Carli conoscesse bene i suoi assassini.

Le indagini fanno presto luce sulla doppia vita dell’ex gioielliere, la cui attività in via Donadoni era ufficialmente chiusa dal 2012. Carli aveva messo in piedi una compravendita di preziosi, oro e monili, che utilizzava come moneta di scambio per favori sessuali, come testimoniano alcune prostitute con cui la vittima era solita incontrarsi. Queste donne, poi, si occupavano della rivendita dei gioielli ai “compro oro” della città.

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La scorsa settimana è stata arrestata Ljubica Kostic, 45 anni, originaria di Belgrado, con l’accusa di concorso in omicidio. La donna è stata individuata grazie ad un sms inviato alla vittima prima dell’omicidio e ai controlli delle celle telefoniche, che l’hanno localizzata nei pressi della villetta di Opicina in un orario compatibile con quello del delitto.

Dalle indagini emerge che tutto ha inizio nell’estate del 2011, quando l’attuale indiziata chiede a Carli un prestito per evitare uno sfratto. Nei mesi successivi si ripresenta in negozio richiedendo altro credito. Sommando tutti i prestiti concessi si raggiungono i 240mila euro.

Ma l’ex gioielliere perché lo faceva?

Probabilmente gli oggetti preziosi erano destinati ad altri canali di vendita all’estero. Questa attività illecita prosegue fino al 2017, quando Carli, esasperato dalle pressanti richieste della Kostic, l’8 maggio sporge denuncia nei suoi confronti per truffa.

Negli ultimi mesi i rapporti devono essere stati sempre più tesi. L’ipotesi è che la notte del delitto Carli avesse un appuntamento con alcuni intermediari, prima di dirigersi all’estero per sbloccare un conto di 100mila euro.

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Al loro arrivo deve essere nato un alterco, al culmine del quale la vittima è stata brutalmente picchiata e legata ai polsi fino a morire per soffocamento. Dalle celle telefoniche è emerso che non solo era presente la Kostic, ma anche un’altra donna e due uomini serbi, su cui verte un mandato di cattura internazionale.

Anna Pavanello

Redazione CriminalMente



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