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Omicidio Meredith, Amanda Knox torna in Italia - CriminalMente
Amanda Knox torna in Italia
Tempo di lettura: 5 minuti

Amanda Knox torna in Italia dopo quasi otto anni dall’assoluzione per l’accusa di omicidio di Meredith Kercher, sua coinquilina uccisa a Perugia nel 2007.

La ragazza di Seattle, scarcerata dopo aver trascorso quasi quattro anni in cella e poi riconosciuta definitivamente innocente dalla Cassazione, è infatti attesa nei prossimi giorni a Modena, dove dal 13 al 15 giugno di terrà la prima edizione del Festival della Giustizia Penale.



L’incontro a cui Amanda prenderà parte si svolgerà sabato 15 giugno e verterà sul processo penale mediatico; la Knox è infatti considerata, per i suoi trascorsi, un’icona del processo mediatico e lei stessa ha dichiarato tramite i propri canali social di essere onorata di poter prendere parte all’evento e di tornare in Italia dopo tanto tempo.

Amanda Knox torna in Italia
La giovane americana è stata al centro di una delle più discusse e controverse vicende giudiziarie degli ultimi anni, iniziata nel novembre del 2007 con l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, uccisa con una coltellata al collo in una casa di Perugia che condivideva con Amanda e due italiane.

A pochi giorni dall’omicidio, la Knox e il suo fidanzato di allora, l’italiano Raffaele Sollecito, vennero arrestati e accusati dell’omicidio. Amanda fu immediatamente oggetto di grande interesse mediatico e ogni sua dichiarazione o atteggiamento suscitava molta attenzione da parte dell’opinione pubblica.

Amanda Knox torna in Italia

Condannati in primo grado sebbene si fossero sempre proclamati innocenti, i due vennero assolti in secondo grado dalla Corte di Appello di Perugia nel 2011; l’indomani, la Knox potè fare ritorno negli Usa mentre in Italia proseguiva la vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Meredith. La Cassazione annullò infatti l’assoluzione con un nuovo processo di secondo grado tenutosi a Firenze e conclusosi con la condanna di Amanda e Raffaele. Nel 2015, infine, la Cassazione chiuse definitivamente il procedimento assolvendo i due ragazzi per “non avere commesso il fatto“.

Il caso è stato esaminato anche dalla Corte Europea per i diritti umani, che ha addebitato all’Italia la violazione del diritto alla difesa della Knox nell’indagine sull’omicidio di Meredith.

Questo, in sintesi, il percorso che ha portato Amanda ad essere celebre in Italia e nel mondo quale simbolo del processo mediatico. Ma ripercorriamo più dettagliatamente le varie tappe della vicenda giudiziaria che per anni ha visto tre Paesi (Italia, Usa e Regno Unito) e due fazioni (innocentisti e colpevolisti) confrontarsi non solo nelle aule di tribunale ma anche e soprattutto a livello mediatico.



Tutto inizia il primo novembre del 2007 quando Meredith, 21enne studentessa inglese da pochi mesi a Perugia con il programma Erasmus, viene trovata morta nella sua camera da letto. Meredith divideva casa con Amanda, anche lei studentessa, e due italiane.

Amanda Knox torna in Italia

E’ proprio Amanda a contattare i carabinieri insieme a Raffaele Sollecito, il ragazzo italiano che frequentava in quel periodo, riferendo di aver trovato Meredith riversa a terra nella sua stanza in seguito a una rapina finita male.

A seguito delle prime indagini, lo scenario della rapina non convince e Amanda diventa la principale indiziata insieme al congolese Patrick Lumumba, gestore del pub in cui Amanda lavorava come barista. La Knox afferma infatti che l’uomo ha avuto un rapporto sessuale violento con Meredith per poi ucciderla. L’uomo viene arrestato, ma grazie a un alibi di ferro risulterà completamente estraneo ai fatti. La Knox ritratta, attribuendo allo stress e allo shock le sue accuse. Lumumba viene risarcito per l’ingiusta detenzione e Amanda sarà condannata a tre anni per calunnia. Lei e Sollecito vengono accusati dell’omicidio di Meredith.

 

E’ a questo punto che entra in scena un nuovo indiziato: le testimonianze di alcuni vicini parlano infatti di un uomo che si dava alla fuga nella notte del delitto, in seguito identificato come Rudy Guede, ivorano giunto in Italia quando era bambino.

Subito dopo l’omicidio Guede fugge in Germania, ma a seguito delle prove che lo collocano sulla scena del delitto viene estradato nel mese di novembre. Proprio a causa delle prove biologiche rinvenute nella stanza e sul corpo della vittima, l’ivoriano viene identificato come l’omicida di Meredith, ma gli inquirenti ritengono che non fosse solo e che in casa fossero presenti anche Amanda e Raffaele. Guede sceglie per il processo il rito abbreviato e viene condannato a 30 anni di carcere, poi ridotti a 16 in appello, per concorso in omicidio e violenza sessuale.



Secondo la ricostruzione dell’accusa, la sera del delitto Knox e Sollecito incontrarono Guede, conoscente di Amanda, per poi recarsi tutti e tre a casa di lei, dove Meredith era da poco rientrata; a un certo punto Guede chiede di andare in bagno e all’uscita, trovando la porta dela stanza di Meredith socchiusa, entra in camera tentando un approccio sessuale; lei oppone resistenza attirando l’attenzione di Amanda e Raffaele, i quali però invece di soccorrerla aiutano Guede nell’intento di stuprarla; Amanda la colpisce infine alla gola con un coltello. Dopo averla uccisa, i tre avrebbero fatto sparire i telefoni cellulari della vittima, poi ritrovati in una scarpata poco distante dall’abitazione, e si sarebbero separati proseguendo la nottata fuori. Una volta rientrati in casa, la Knox e Sollecito avrebbero simulato una rapina rompendo un vetro e mettendo a soqquadro la casa per poi chiamare aiuto.

La testimonianza di Guede al processo racconta una storia diversa, secondo cui sarebbe stato invitato da Meredith e di aver avuto un rapporto sessuale con lei. Tornando in camera dopo essersi recato in bagno, avrebbe sentito i rumori di un’aggressione per poi trovare Meredith riversa a terra e un uomo intento a colpirla. A quel punto, preso dal panico, sarebbe fuggito. Guede non ha mai identificato l’uomo del suo racconto né ha collocato la Knox e Sollecito sulla scena del delitto, ma ha ammesso di aver udito la voce di Amanda.
Al termine del giudizio di primo grado, Amanda e Raffaele vengono condannati rispettivamente a 26 e 25 anni di reclusione per concorso in omicidio. La Corte d’Assise di Appello di Perugia riforma la sentenza nel 2011: entrambi vengono assolti dalle accuse di violenza sessuale, concorso in omicidio e simulazionedi reato, mentre la Knox è condannata a tre anni di reclusione, già scontati, per aver falsamente accusato Lumumba.

Amanda Knox torna in Italia

La scarcerazione è immediata e a quel punto Amanda fa ritorno a Seattle. Intanto il procedimento prosegue dinanzi alla Cassazione, perchè la Procura impugna la sentenza di assoluzione; la Cassazione annulla la precedente pronuncia e rinvia il giudizio alla Corte d’Assise di Appello di Firenze, la quale emette un verdetto di condanna a 28 anni e mezzo per Amanda e 25 per Raffaele.
Amanda resta negli Stati Uniti e a Sollecito viene ritirato il passaporto, che il ragazzo consegna spontaneamente facendo ritorno dall’Austria. Mentre i loro legali depositano un nuovo ricorso, entrambi sono ormai delle celebrità e prendono parte a diversi talk show e trasmissioni televisive dove proclamano la propria innocenza, scrivendo anche dei libri in proposito. Vengono inoltre realizzati diversi film ispirati alla vicenda.



La pronuncia definitiva arriva nel 2015, quasi otto anni dopo l’omicidio di Meredith, quando i due vengono definitivamente assolti con formula piena per mancanza di prove.

 

Attualmente, Rudy Guede resta l’unico condannato per l’omicidio di Meredith.

La vicenda, già molto articolata anche per via della dimensione internazionale che ha visto gli Usa chiedere per anni l’assoluzione di Amanda, in contrapposizione a un’Inghilterra dall’orientamento colpevolista, è stata ulteriormente complicata da teorie su un altro uomo presente sulla scena del crimine che avrebbe poi aiutato Guede a fuggire in Germania, richieste di derubricazioni e di risarcimenti per ingiusta detenzione, accuse della Knox alla polizia, dichiarazioni contraddittorie, magistrati sotto inchiesta per aver anticipato motivazioni delle sentenze durante le interviste etc.
Ultimo atto della vicenda è stata la condanna che Strasburgo ha inflitto all’Italia per aver violato il diritto alla difesa della Knox subito dopo l’omicidio di Meredith.
La notizia del ritorno di Amanda in Italia in occasione del Festival della Giustizia Penale ha avuto a sua volta grande risonanza mediatica e ha sollevato polemiche da parte di quanti, a dispetto dell’assoluzione della giovane, continuano a guardarla con sospetto.

Tali critiche sembrano contribuire, tuttavia, a legittimare uleriormente un intervento della Knox in tema di conseguenze, postitive e negative, che un processo mediatico può avere sulle persone anche a distanza di anni.



Mariarita Cupersito

Autrice Freelance



criminologia

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