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Amore criminale: dalla TV alla realtà, e viceversa. Ogni 3 giorni una donna viene uccisa dal proprio partner: la nascita, l’evoluzione e gli aspetti narrativi del programma di Rai 3 raccontati dalla sua autrice.



Nel corso della serata di ieri, giovedì 12 aprile, si è svolta l’inaugurazione della terza edizione del Torino Crime. Come ospiti d’eccezione sono intervenuti Matilde d’Errico, autrice e co-conduttrice della trasmissione “Amore criminale”, e Sebastiano Pucciarelli, autore televisivo.

amore criminale

Insieme hanno ricostruito le tappe che hanno portato alla nascita del programma sul femminicidio in onda su Rai 3 fino ad arrivare alle scelte narrative sottese alla realizzazione del format.

La nascita di Amore Criminale

Matilde d’Errico ha raccontato che l’idea di “Amore criminale” le sia venuta in mente, nel 2007, a seguito della lettura di un articolo scientifico riguardante i tassi di femminicidio in Italia. In base alla ricerca, infatti, 1 donna ogni 3 giorni viene uccisa dal proprio partner.

Questo dato piuttosto allarmante ha, quindi, spinto l’autrice televisiva a realizzare una trasmissione televisiva che riuscisse non solo a raccontare le storie delle vittime, ma anche a perseguire un obiettivo di sociale di informazione e lotta contro ogni forma di abuso. A riguardo la d’Errico ha affermato: “Dopo la fine di ogni puntata, decine di donne ci contattano per chiederci aiuto. Noi non le abbandoniamo: le contattiamo, le incontriamo, le mettiamo in contatto con i centri anti-violenza e ci assicuriamo che ci siano effettivamente andate”.

“Il conduttore potrebbe essere un uomo, ma non voglio”

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Successivamente, Matilde d’Errico ha spiegato i processi narrativi e le scelte stilistiche che stanno dietro alla realizzazione del programma televisivo di Rai 3. La scelta di attrici donne non è casuale, in quanto vi è la necessità del rispetto e dell’interpretazione di un copione: “Il turnover di conduttrici è parte del format. Non ho mai voluto una persona fissa, perché voglio che ognuna di loro sia una testimonial più che una conduttrice: sono donne che si passano il testimone nella lotta contro la violenza. La scelta delle attrici, invece, deriva dal fatto che non ho bisogno di un conduttore classico, ma di qualcuno che riesca a interpretare e recitare il copione, in modo da riuscire a intervenire dando un fluire lento al racconto”. Inoltre, seguito di una domanda proveniente dal pubblico, la d’Errico ha dichiarato: “Amore criminale potrebbe essere condotto da un uomo. Però, preferisco che la voce delle vittime sia simbolicamente quella di una donna



Raccontare la storia delle vittime non è facile

Nonostante il grande successo che sta dietro alla realizzazione di “Amore criminale”, l’autrice del format ha raccontato le difficoltà psicologiche che si manifestano durante l’intervista di una vittima o dei suoi familiari: “Si tratta di un equilibrio molto delicato di cui mi sono dovuta attrezzare. Dopo il primo anno, infatti, sognavo le vittime la notte. Per questo mi sono data uno strumento utile per affrontare tutto ciò e ho iniziato ad andare in terapia. L’ho fatto perché mi piace raccontare le storie vere e, pertanto, non penso si tratti di una semplice intervista, ma voglio esserci con tutta me stessa”. Successivamente, ha aggiunto: “Devo essere lucida, ma dentro ho un terremoto”.

Spazio anche per gli uomini

Tuttavia, nonostante la trasmissione tratti l’allarmante tema del femminicidio e, quindi, il focus viene rivolto alle donne, ultimamente l’autrice ha deciso di lasciare dello spazio ai racconti degli uomini vittime di violenza: “Amore criminale è una trasmissione che condanna tutte le forme di violenza. Quindi, ogni tanto raccontiamo storie al contrario, ma resta un’eccezione, perché non voglio che si sposti l’attenzione”.

Infine, ha chiarito: “Per quanto riguarda il rischio di emulazione che la visione del nostro programma potrebbe causare, mi auguro che ciò non accada. Credo che se un uomo abbia deciso di uccidere la partner, questa si tratta di una decisione maturata. La violenza è una scelta, come si sceglie di non rispondere con la violenza”.

Ilaria Cabula

Redazione CriminalMente



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