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Anche gli assassini leggono Foscolo – CriminalMente
anche gli assassini leggono foscolo
Tempo di lettura: 4 minuti

Anche gli assassini leggono Foscolo è il primo romanzo del 22enne Luca Neri.

Edito nel dicembre 2018 dalla casa editrice GIA di Giorgio Ariu, narra – in modo piuttosto forbito – gli omicidi commessi da un assassino. O meglio, bisogna chiarire: il killer racconta la sua stessa storia, attraverso un lungo monologo, in cui si rivolge esplicitamente a dei lettori, a volte, spiegandogli gli avvenimenti e, altre, esortandoli ad abbandonare la lettura: “Se sperate in qualcosa, chiudete il libro ora. Se pensate che tutto possa cambiare, se credete che nella vita siano possibili inversioni a U, poggiatelo su una mensola e non dategli più peso”.



Si tratta di un omicida freddo, risoluto, privo di rimorso. Non fornisce dettagli sugli assassinii commessi: si limita a citarli, a fare dei passeggeri riferimenti a quanto commesso, a passarci sopra come se non avessero una particolare importanza. Eppure, ciò che mostra la presenza di un’anima e il fatto che, comunque, sia sottilissima la linea che differenzia “noi” (che non abbiamo commesso simili reati) e “lui” (pluriomicida) è rappresentato da un semplice dettaglio: l’amore.

Pertanto, spinto dalla curiosità nei confronti di questo protagonista che tanto esplora la sua stessa psiche, il team di CriminalMente ha deciso di intervistare il giovane autore di Anche gli assassini leggono Foscolo.

 

Arrivi dall’ambiente calcistico, in cui ricopri il ruolo di opinionista, ma non solo. Eppure, il tuo esordio in ambito più strettamente letterario è avvenuto con un romanzo. Com’è nato questo progetto? Era una cosa che avevi in mente o è nato un po’ per caso?

In effetti, questo non è, strettamente, il suo primo esordio nel mondo della scrittura. Dall’età di 16 anni scrive editoriali per il quotidiano online BlogCagliariCalcio, mansione che gli ha consentito, nel 2014, di partecipare come opinionista in una trasmissione sportiva e, 3 anni dopo, di iniziare la sua attività per la rivista Il Cagliaritano. “A me piace lo sport, ma mi piace tanto scrivere dice – quindi, l’idea di scrivere un libro l’avevo sin da prima. Poi, io ho avuto modo di poterla sviluppare”.



Però, ci riferisce come il tutto sia arrivato quasi per “caso”: “Non sono partito dall’idea ‘Voglio scrivere un libro, lo faccio e mi metto a pensare su cosa scrivere’. Mi è venuta in mente prima la storia. Trovavo nella scrittura un passatempo, un modo per sfogarmi e, quindi, ho avuto modo di scriverla”. Tuttavia, non manca di ringraziare chi, davvero, gli ha concesso tutto ciò: “Ho avuto la fortuna di trovare delle persone che hanno creduto in questa idea, la casa editrice e l’editore Giorgio Ariu”.

 

In che genere letterario collocheresti “Anche gli assassini leggono Foscolo”?

È un thriller, ha caratteri del noir e del giallo, ma presenta anche una storia d’amore. Dunque, come lui stesso afferma, è una domanda a cui non sa dare una risposta certa: “Mi piace pensare che chiunque legga il libro possa collocarlo dove lui ritiene di collocarlo. Io che l’ho scritto faccio fatica a farlo rientrare in una categoria, nel senso che collocarlo, etichettarlo mi risulta complicato”. “Vado più sull’astratto che sul concreto– continua – Quando me l’hanno chiesto, ho risposto che forse è un thriller psicologico”.

Non solo non vuole particolari etichette relative al suo romanzo, ma nemmeno in relazione a sé stesso: “Anche perché, poi, ora ho scritto questo, ma voglio sentirmi libero, un domani, di scrivere qualcosa di completamente diverso, senza essere collegato a un determinato genere letterario”.

 

Senza spoiler, come descriveresti il romanzo?

La risposta di Luca Neri arriva concisa: “Più che descriverlo, posso dire quello che ho cercato. Quello che volevo raggiungere era la profondità. Volevo che il lettore non si fermasse al solo racconto. La mia speranza era che rimanesse qualcosa che, magari, facesse riflettere, che si cercasse di andare oltre quello che c’è scritto”.

 

Fin dal titolo, fai riferimento a Foscolo. È un riferimento che fa suscitare una notevole curiosità, perché non ci si aspetta una simile citazione. Come mai hai voluto parlare di questo autore? Perché proprio lui?

Chi non si è stupito e chi non si è incuriosito dal titolo? Si potrebbe pensare che si tratti di un semplice omaggio a Foscolo. Eppure, l’autore sembra quasi spiazzarci: “Non perché io sia particolarmente attratto da Foscolo, mi piace, ma non è il mio autore preferito. La scelta di Foscolo, innanzitutto, è per il legame che lo stesso Foscolo aveva con la sera–  esattamente come il protagonista del mio libro- e per ciò che Foscolo raccontava, che aveva sempre tinte fosche, andava a toccare temi spesso legati alla morte e all’oscurità”. Poi, aggiunge: “In qualche modo, il protagonista del mio libro poteva ritrovarsi in questo tipo di testi”.



 

Durante la lettura, una cosa è assolutamente certa: manca il nome del protagonista, non vi è una sua descrizione fisica né una collocazione spazio-temporale. Parla solo con ossimori e metafore, utilizzati per esprimere la percezione che il personaggio ha di sé stesso. Tu come ti sei immaginato questo assassino?

Io ho un’idea di come possa essere questo personaggio. – risponde secco– C’è solo un tratto del libro in cui faccio una descrizione fisica un po’ sommaria. È un tratto in cui, dopo tanto tempo, lui si analizza. Ne parlo come di uno dal volto scavato, che sentiva il peso degli anni”. E, poi: “Avevo l’idea di un assassino che ama le sue vittime, di un personaggio che è portato quasi a farsi del male”.

Pertanto, il suo desiderio di arrivare alla profondità si riversa anche nel suo protagonista: “In questo, io volevo ritrovare un collegamento con la vita di tutti noi. Spesso, siamo portati quasi ad auto-eliminarci, ad auto-rovinare le nostre passioni, perché magari dedichiamo loro troppo di noi e finiamo per distruggerle, corroderle, senza volerlo o perché ne siamo troppo appassionati”.

In conclusione, la rivelazione è sorprendente: “La mia idea era che il personaggio fosse il lettore e, per questo, non gli ho dato una descrizione, né un nome né una collocazione spazio-temporale”.

 

La penultima frase del romanzo colpisce e non poco, perché dice: “Anche chi uccide ama”. La spieghi?

Però, anche l’impatto della sua risposta non ci fa rimanere esenti da stupore e non è per nulla scontato: “Io volevo cercare qualcosa di metaforico. Nel senso che, con questa frase, non intendo che una persona che ama possa togliere la vita a un’altra. Mi riferisco al fatto che, spesso, le persone che amano una persona, una cosa o un’attività possono arrivare a far soffrire quella persona, a rovinare quella attività che stavano portando avanti”.



Ilaria Cabula

Redazione CriminalMente



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