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Castrazione Chimica, Pena di Morte o...Trattamento? - CriminalMente
Tempo di lettura: 2 minuti

Castrazione Chimica, Pena di Morte o…Trattamento? La sfida del sistema penitenziario italiano nel trattamento per gli autori di reati sessuali.

Li abbiamo chiamati in tutti i modi: violentatori, stupratori, pedofili, molestatori, scivolando in turpiloqui da bar con cariche di aggressività notevoli. Li vorremmo morti, torturati, seviziati o condannati alle più fantasiose vessazioni. Ma nella realtà, le cose vanno diversamente.



Unifichiamo sotto il termine Sex Offenders, tutti coloro che mettono in atto un comportamento sessualizzato riconosciuto dalla legge come reato, sia esso compiuto contro adulti o minori. Nel codice penale italiano ritroviamo tali fattispecie criminose principalmente negli articoli 609 bis e sgg.

Constatato che “non sono some noi” e che “non sono normali”, dobbiamo se non altro spiegare il perché.

Castrazione Chimica, Pena di Morte o….Trattamento

Ciò che differenza “noi” da “loro” è il passaggio all’atto. Nella loro vita e nella loro mente succede qualcosa per cui quella che per altri può essere una fantasia sporadica diventa un fatto reale. Dobbiamo ora chiederci se un trattamento esiste e se funziona. Una volta abolite la pena di morte, e la castrazione chimica non applicabili nel nostro Stato, è interessante vedere quanto è stato fatto nel carcere di Milano Bollate.

Si inizia da un processo valutativo e diagnostico teso ad individuare coloro che possono beneficiare di un trattamento e costruire con loro un’alleanza. Viene effettuata una valutazione di tipo psicodiagnostica ed una di tipo criminologica, entrambe supportate da test validati, colloqui di osservazione e partecipazione a gruppi di carattere motivazionale e gruppi di lavoro. Questa rappresenta la prima fase ed ha una durata di due o tre mesi.



Durante la seconda fase, della durata di quattro mesi, la frequenza dei gruppi diventa settimanale e si aggiungono gruppi a matrice espressiva, educazione sessuale e la meditazione.

La terza fase serve a consolidare i risultati ottenuti e a preparare gli utenti al passaggio nei reparti comuni.



Il fulcro dell’intero lavoro è la ricostruzione dell’autostima, partendo dall’individuazione di (cinque) caratteristiche positive da tenere presenti per tutta la durata del lavoro poiché questi siano utili nell’alimentare la fiducia nel poter cambiare.

Ciò che accomuna “noi” e “loro”, è, forse la difficoltà a cambiare aspetti disfunzionali.

Castrazione Chimica, Pena di Morte o….Trattamento

Quanto qui brevemente descritto, è dettagliatamente riportato nel libro “Buttare la chiave?” a cura di Paolo Giulini e Carla Maria Xella, edito Raffaello Cortina Editore



Elena Rossi

Redazione CriminalMente



criminologia

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