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Castrazione chimica: perché non è una soluzione? – CriminalMente
castrazione chimica
Tempo di lettura: 2 minuti

Castrazione chimica: perché non è una soluzione? Ultimamente si sente parlare spesso di castrazione chimica per “curare” pedofili e stupratori. La proposta di legge della Lega prevede di modificare l’articolo 165 del codice penale, prevedendo la possibilità di ottenere una sospensione condizionale della pena a patto che il condannato si sottoponga al trattamento. La somministrazione non sarebbe quindi obbligatoria ma volontaria, tramite consenso informato.



L’obbligatorietà di questo  trattamento è contraria all’articolo 27 della Costituzione, che afferma che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Castrazione chimica. In cosa consiste?

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E’una terapia farmacologica che blocca la produzione di testosterone, l’ormone tipicamente maschile. Viene somministrata tramite iniezioni sottocutanee, pillole o fiale,  soprattutto a base di ciproterone acetato e medrossiprogesterone acetato, che hanno l’effetto di inibire il desiderio sessuale.

Quali effetti?

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Per la maggior parte degli esperti la terapia farmacologica non ha effetti a lunga durata e si esaurisce dopo due/tre mesi dalla sua sospensione. Secondo altri, è possibile prolungare la somministrazione per allungarne anche l’efficacia, avendo come effetto una modificazione nel desiderio maschile. Ciò non garantisce che il soggetto non compia più azioni violente a carattere sessuale o di altra natura.



È efficace affinché gli stupratori seriali non tornino a colpire?

La sessualità non è mera chimica e gli esseri umani non sono macchine biologiche. E’ importante ricordarsi che  il primo organo sessuale è il cervello. E anche con bassi tassi di testosterone si può raggiungere l’erezione e provare desiderio.

Che cosa spinge, allora, un soggetto ad aggredire?

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La castrazione chimica come punizione dissuasiva è totalmente inefficace, in quanto lo stupro come reato sessuale è tipicamente  un reato d’odio. È un atto sadico mosso dal tentativo di un riscatto della persona che lo compie o dalla volontà di trasformare l’oggetto del suo desiderio a una semplice “cosa”. Secondo la maggior parte degli psicologi, psichiatri e sessuologi non è quindi la libido a spingere i violentatori ad aggredire, bensì una motivazione psicologica.

Chi viene punito con la castrazione chimica, sapendo a cosa andrà incontro, potrebbe provare più odio e vendicarsi per il torto subito dallo Stato colpendo nuovamente non appena ne avrà l’occasione.

La castrazione chimica è la risposta più ovvia affinché si possa avere giustizia nei confronti di un torto subito dalla vittima della violenza, ma anche dalla società. Ma  è stato dimostrato che una punizione di questo tipo, non serve a diminuire il numero di reati, inoltre non assolve alla funzione ripartiva e rieducativa che dovrebbe avere la giustizia.



MaryJo Sapuppo

Redazione CriminalMente





criminologia

1 thought on “Castrazione chimica: perché non è una soluzione?

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