fbpx
Come la società costruisce il modus operandi: Edmund Kemper
edmund kemper

Dal blog di Sociologia Forense

 

Nato a Burbank (California) il 18 dicembre 1948, Edmund Kemper è un serial killer con dieci omicidi a carico: le prime due vittime furono i nonni paterni, uccisi nel North Fork nel 1964.

L’uomo è però conosciuto come il Co-ed Killer poiché si concentrò principalmente su giovani autostoppiste, tutte studentesse universitarie (tranne una, che frequentava ancora le scuole superiori). I crimini si protrassero per quasi un anno, dal maggio 1972 all’aprile 1973, culminando nel duplice assassinio della madre di Kemper e della migliore amica della donna.

Il modus operandi, nel caso delle sei ragazze, era contraddistinto da particolare organizzazione, anche per via dell’altissimo quoziente intellettivo di Kemper: egli riportò infatti un punteggio di 145.

Nei pressi di Santa Cruz, il serial killer offriva un passaggio alle vittime, per l’appunto autostoppiste, e le conduceva in luoghi di campagna isolati. Le uccideva quindi o con arma da fuoco, o strangolandole o pugnalandole, dopodiché le portava con sé a casa della madre. Qui, i corpi venivano decapitati, smembrati e sottoposti ad atti di necrofilia. In un solo caso, Kemper tagliò alcuni pezzi di carne e li congelò per mangiarli.

Scavando nel passato dell’uomo, emerge un vissuto tutt’altro che semplice. Ma cosa successe?

Fin da neonato, Kemper mostrò un’altezza e una stazza fuori dal comune. Questo fattore intimoriva i suoi coetanei, allontanandoli e facendo sì che il ragazzino crescesse in solitudine. La situazione peggiore, però, coinvolgeva la sfera domestica: sua madre, un soggetto borderline, sottoponeva il figlio a maltrattamenti e umiliazioni continue. Ossessionata dal timore che potesse costituire un pericolo per le due sorelle, la donna rinchiudeva il bambino in cantina per giorni interi; gli rinfacciava inoltre le somiglianze con il padre, a causa delle quali, a suo dire, nessuno l’avrebbe mai amato. In questo senso, il ragazzino rappresenta un perfetto esempio di profezia che si autoadempie: i suoi futuri delitti, infatti, non saranno altro che il prodotto delle convinzioni inculcategli dalla madre, che lo accusava continuamente di essere pericoloso, disturbato e indesiderabile per qualsiasi partner.

Emarginato e sempre più chiuso in se stesso, Kemper iniziò a torturare e uccidere i gatti di casa. Con le sorelle giocava alla “sedia elettrica” o alla “camera a gas”, facendosi legare e inscenando vere e proprie esecuzioni.

Dopo pochi anni dal divorzio dei genitori Kemper, esasperato dai rapporti sempre più ostili con la madre, scappò dal padre, a cui invece era molto legato; ma l’uomo, che si era risposato, non aveva intenzione di occuparsi di lui e lo inviò dai nonni, nel North Fork.

Il ragazzo considerava quel luogo noioso e privo di attrattive; in più, litigava di frequente con sua nonna, che non mancava di deriderlo e umiliarlo. Nel 1964, dopo l’ennesima discussione, la uccise con un fucile, e la stessa sorte toccò al nonno appena rincasato.

Per questo duplice omicidio Kemper venne rinchiuso nell’ospedale psichiatrico di Atascadero, dove riuscì a convincere i suoi psicologi e psichiatri di essere un detenuto modello: in questo modo, fu coinvolto nelle loro attività, sviluppò nuovi item del Minnesota Multiphasic Personality Inventor e iniziò a somministrare test diagnostici agli altri internati. Gli fu così possibile capire come aggirare questi esami e fingersi completamente riabilitato. Ma c’è di più: dai crimini commessi dagli stupratori detenuti imparò quali errori evitare e quali precauzioni adottare per sfuggire alla cattura.

Dimesso nel 1969, a ventuno anni, tornò a casa dalla madre. Cercò di essere assunto nella polizia stradale, ma venne scartato perché la sua stazza sarebbe risultata troppo intimidatoria. Iniziò allora a lavorare per il Dipartimento Autostrade, ma riuscì comunque a legare con molti poliziotti frequentando i loro locali abituali.

Con l’assicurazione ricavata da un incidente in moto acquistò una macchina e la equipaggiò di tutto il necessario per uccidere. Calcolò ogni dettaglio: imparò a guadagnarsi la fiducia degli autostoppisti con molte guide “di prova”, esplorò strade e luoghi isolati e poco battuti, forte anche del suo impiego presso il Dipartimento Autostrade, rivolse la propria attenzione alle aree più frequentate dalle studentesse.

L’ultimo, fondamentale passo fu involontariamente compiuto da sua madre: fu proprio lei, che lavorava come segretaria all’Università della California, a fornirgli il pass per accedere agli interni della struttura, dettaglio che gli consentirà di avere sull’auto l’adesivo del campus e quindi di rendersi una presenza ancor più affidabile. E, come confesserà lo stesso Kemper dopo l’arresto, saranno i continui litigi con la donna a innescare ogni omicidio.

Alessandra De Luca

Autrice Freelance

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: