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Come la società costruisce il modus operandi: Gary Ridgway – CriminalMente
Tempo di lettura: 2 minuti

dal blog di Sociologia Forense

Con l’ultimo articolo di questa serie abbiamo esaminato il modus operandi di Ted Bundy: connesso a questo serial killer è Gary Ridgway. Conosciuto come Green River Killer in quanto i corpi di cinque delle sue vittime furono rinvenuti lungo il fiume Green nei pressi di Seattle – Tacoma (Washington), le indagini proseguirono senza successo dal 1982 fino al 2001, quando l’esame del DNA lo collegò a quattro omicidi. E Bundy? Mentre era detenuto in Florida, nel 1984, si offrì di collaborare alle indagini per ritardare la data della sua esecuzione: attribuì al killer ancora ignoto il soprannome di Riverman e contribuì a stilarne un profilo che risultò però errato.



Ma chi è Gary Ridgway? Nato il 18 febbraio 1949 nello Utah, a Salt Lake City, ha confessato 71 omicidi. Ne sono stati accertati 49, motivo per cui ad oggi è considerato il secondo serial killer più prolifico degli Stati Uniti d’America (subito dopo Samuel Little).

Le vittime del Green River Killer erano prostitute, incontrate nella maggior parte dei casi sulla Pacific Highway South: si tratta di una strada a luci rosse, indicata come “lo Strip”, nei pressi dell’aeroporto di Seattle – Tacoma. Una volta caricate sul pick-up dell’uomo, che spesso mostrava la fotografia del figlio per ispirare loro fiducia, dopo la prestazione venivano strangolate o a mani nude o con un laccio; talvolta gli omicidi avevano luogo nella stessa casa di Ridgway. Allo scopo di rimuovere le possibili tracce, ai cadaveri venivano tagliate le unghie; le donne erano persino invitate a urinare prima dell’incontro, in quanto questo inconveniente era capitato a una di loro durante lo strangolamento. Per depistare le indagini, l’uomo era solito telefonare al protettore delle vittime per chiedere un altro appuntamento con la ragazza in questione. I corpi, dopo essere stati stuprati, venivano occultati in aree boscose fuori città, dove a volte Ridgway tornava per compiere ulteriori atti di necrofilia.

Cosa c’è alla base di questo modus operandi?

Ridgway crebbe nella zona di Seattle – Tacoma: suo padre frequentava assiduamente le prostitute del quartiere, sebbene, al contempo, si lamentasse di continuo della loro presenza di fronte al figlio. Inoltre, l’uomo raccontava spesso di aver visto, quando lavorava in un obitorio, un suo collega impegnato in atti necrofili sui cadaveri: è questa ragione che ciò divenne una delle più forti fantasie sessuali di Ridgway.

Il rapporto con la madre, invece, oscillava fra l’odio e l’attrazione fisica: trattandosi di una persona da egli stesso descritta come dominante, il futuro serial killer immaginava sia di avere rapporti sessuali con lei, sia di ucciderla. Da bambino Ridgway soffriva di enuresi, e la rabbia contro la madre emergeva soprattutto quando la donna lo metteva a disagio in seguito a ogni episodio, lavandolo e rimproverandolo.



Dopo svariati casi di torture ai danni di piccoli animali, il sedicenne Ridgway accoltellò e nascose in un bosco Jimmy Davis, un bambino di sei anni, che sopravvisse: per sua stessa ammissione, voleva sapere cosa si prova a uccidere qualcuno. Da ventenne entrò in marina e fu dislocato in Vietnam. Qui ebbe frequenti contatti con le prostitute del posto e contrasse la gonorrea a causa del sesso non protetto, incidente che lo fece arrabbiare moltissimo. Ciononostante, il suo rapporto di amore – odio nei riguardi di queste donne perdurò, anche quando, dopo essersi sposato per la seconda volta, divenne un fervente religioso: condannava l’immoralità del loro comportamento, ma non riusciva a fare a meno di frequentarle.



Alessandra De Luca

Autrice Freelance





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