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Come la società costruisce il modus operandi: Jerry Brudos – CriminalMente
Tempo di lettura: 2 minuti

Conosciuto con il nickname di Lust Killer, a Jerry Brudos sono imputati quattro omicidi accertati, verificatisi fra il gennaio del 1968 e il marzo del 1969.



Caratteristica distintiva di questo serial killer è il suo spiccato feticismo per l’abbigliamento femminile e per le scarpe, soprattutto per i tacchi alti: questa parafilia divenne, ben presto, una compulsione sempre più difficile da soddisfare, che culminerà nella definizione del suo modus operandi. Le vittime, tutte donne, venivano stuprate e strangolate, ei i loro cadaveri abbandonati lungo corsi d’acqua dopo essere stati sottoposti ad atti di necrofilia. Due ragazze su quattro furono rapite, sotto la minaccia di una pistola, rispettivamente da un centro commerciale e da un supermercato. In particolare, però, prima della morte, le donne venivano costrette a posare in biancheria intima e fotografate, e in due casi ai corpi furono amputati i piedi o i seni.

Come ha potuto un semplice feticismo evolvere in dinamiche così perverse?

Brudos nacque il 31 gennaio 1939 a Webster, nel South Dakota, secondo di due figli. Al suo posto, però, la madre avrebbe desiderato una femmina: per questo non legò mai con il bambino, sottoponendolo a continue umiliazioni e ad abusi fisici. Ad aggravare la situazione domestica contribuivano sia il padre violento sia i frequenti traslochi. La famiglia si sistemò infine a Salem, nell’Oregon.



A cinque anni, Brudos ebbe il primo contatto con ciò che si sarebbe trasformato nella sua ossessione: mentre giocava all’aperto, nella pattumiera trovò un paio di scarpe con il tacco. Le portò a casa, dove le indossò, probabilmente in un tentativo di assecondare le aspettative materne. La donna, però, si infuriò e bruciò le calzature. Da quel momento, il bambino iniziò a rubare biancheria intima e scarpe lasciate incustodite: uno di questi episodi avvenne a scuola, quando nascose nello zaino le scarpe della maestra.

Crescendo, il ragazzo sviluppò la passione per la fotografia. Acquistò la sua prima macchina fotografica e iniziò a esercitarsi con costanza, raggiungendo risultati discreti: sarà proprio con la scusa di scattare qualche foto che attrarrà due delle sue vittime, aspiranti modelle desiderose di iniziare la loro carriera.

A soli tredici anni, fu internato in un ospedale psichiatrico a causa dell’aggressione ai danni di una coetanea, che si era rifiutata di spogliarsi e di farsi fotografare.

Nel 1961 si sposò ed ebbe due figli, ma la sua compulsione non accennò a fermarsi. Anzi: chiedeva alla moglie di fare le pulizie nuda, a eccezione di un paio di tacchi, così da poterla fotografare. Inoltre, iniziò a riportare terribili mal di testa che poteva placare soltanto rubando biancheria e calzature di estranee. Nel 1967, durante uno di questi furti in appartamento, Brudos fu scoperto dalla proprietaria di casa e la stuprò.



Le abilità apprese lavorando come elettricista completarono un quadro già instabile: Brudos organizzò il proprio seminterrato in modo da non essere scoperto dalla sua famiglia, installando un citofono da cui la moglie avrebbe potuto avvisarlo della sua presenza. Sarebbe così riuscito a rimuovere in tempo i resti delle sue vittime dalla cella frigorifera.

Alessandra De Luca

Autrice Freelance





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