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Come la società costruisce il modus operandi: Ted Bundy – CriminalMente
Tempo di lettura: 3 minuti

dal blog di Sociologia Forense

 

Ted Bundy si è rapidamente evoluto da “semplice” serial killer a icona vera e propria: una delle più grandi sfide dal punto di vista criminologico è diventata la protagonista di libri, film e persino di un documentario targato Netflix. Del resto, un serial killer che ottiene di difendersi da sé in tribunale, trasformando il processo in uno straordinario caso mediatico, non passa di certo inosservato.



Nato il 24 novembre 1946 nel Vermont, a Burlington, Bundy stesso si dichiarò colpevole di 26 omicidi commessi fra il 1974 e il 1978: di questi, ne sono stati accertati soltanto tre.

La sua fama risiede senz’altro nel suo bell’aspetto e nei suoi modi educati e affabili: erano proprio questi, infatti, gli strumenti indispensabili su cui poggiava il suo modus operandi. Era così che Bundy adescava le proprie vittime, per la maggior parte studentesse universitarie: le avvicinava e, fingendo di avere un braccio ingessato, chiedeva il loro aiuto per spostare oggetti nella sua auto, un Volkswagen Maggiolino; talvolta si spacciava per un poliziotto. Le ragazze, una volta salite a bordo, non potevano fuggire perché lo sportello dal lato del passeggero mancava della maniglia. Arrivato in un luogo isolato, Bundy le picchiava e le uccideva o strangolandole o ricorrendo ad armi contundenti, arrivando anche a praticare atti di necrofilia e, in quattro occasioni, a decapitare i cadaveri.

Ma cos’è successo prima?

L’infanzia di Bundy non è stata delle più rosee: nato in un istituto da Eleanor Louise Cowell, una ragazza madre, la donna decise dapprima di darlo in adozione, ma poi cambiò idea e lo portò con sé a Philadelphia, dai genitori. Il bambino crebbe convinto di essere loro figlio e credendo che la Cowell fosse sua sorella.

Il nonno, Samuel Cowell, assumeva molto spesso comportamenti violenti nei confronti dei familiari e degli animali di casa, e forse questa è una delle ragioni che spinsero Eleanor a trasferirsi con Ted a Tacoma. Qui la donna conobbe e sposò Johnny Culpepper Bundy, di cui Ted prese il cognome. Nonostante gli sforzi del padre adottivo, tuttavia, il ragazzino sviluppò nei suoi confronti soltanto un legame superficiale.



La sua adolescenza fu segnata dal bullismo: era spesso aggredito dai coetanei per il suo carattere timido e solitario, sia a scuola che presso i Boy Scout che frequentava. Non aveva molti amici, ed era raro che uscisse di casa. Iniziò a rubare nei negozi di abbigliamento, ma anche a ubriacarsi e a spiare donne dalle finestre lasciate aperte.

Due elementi sono stati cruciali per la nascita del serial killer che tutti conosciamo: il primo di questi è la relazione fallimentare con Stephanie Brooks, conosciuta all’Università di Washington, che fu anche la prima partner sessuale di Bundy. La ragazza lo lasciò dopo la laurea: i motivi della rottura furono, oltre all’appartenenza a differenti classi sociali, la propensione di Ted a mentire e i suoi scarsi obiettivi nella vita. A questo evento si accompagnò la scoperta delle sue vere origini, forse con il ritrovamento del suo certificato di nascita: questi due traumi innescarono una forte misoginia in Bundy, che continuò per sempre a serbare rancore contro sua madre per avergli nascosto la verità.

Nel frattempo, trovò impiego sia presso una linea telefonica anti-suicidio, grazie a cui salvò qualche vita, sia presso un programma di prevenzione dello stupro a Seattle, dove poté apprendere le dinamiche e il funzionamento delle indagini di polizia. Iniziò anche a dedicarsi alla politica: militò nel Partito Repubblicano di Washington, scoprendosi un carismatico e persuasivo oratore e decidendo così di tentare la carriera di avvocato. Ma non aveva dimenticato Stephanie: una volta affermatosi nel partito, la cercò e la spinse a farla innamorare di nuovo, al solo scopo di abbandonarla come lei aveva fatto con lui. La donna restò però il bersaglio simbolico di tutti i suoi delitti successivi: le vittime di Bundy erano infatti ragazze minute, con i capelli lunghi e scuri e la scriminatura al centro.




Alessandra De Luca

Autrice Freelance





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