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Criminal minds. Nella tarda serata di ieri, venerdì 13 aprile, si è tenuto l’incontro con il profiler Anthony Pinizzotto dal titolo “Criminal minds: il mio lavoro nell’unità di Scienze Comportamentali come psicologo clinico forense”.

Il seminario, che ha riscosso un grande interesse da parte del pubblico, è stato introdotto dal dottor Fabrizio Russo.



Cosa fa lo psicologo clinico forense?

Anthony Pinizzotto ha lavorato in qualità di profiler presso il BSU, ovvero l’unità di Scienze Comportamentali dell’FBI. In questo modo, ha spiegato la sua attività e, in particolare, in cosa consista il lavoro dello psicologo clinico forense all’interno di una simile struttura.

Con l’umiltà che lo contraddistingue, il profiler americano ha dichiarato: “Io non sono un esperto, ma un educatore che istruisce il giudice”.

Nonostante i vari ambiti di applicazione della psicologia forense, la BSU si propone di perseguire principalmente 3 obiettivi: ricerca, formazione e consulenzaa livello internazionale.

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L’esperienza nell’Accademia dell’FBI

A riguardo, il dottor Pinizzotto ha raccontato la sua esperienza presso l’Accademia nazionale dell’FBI, frequentata da poliziotti di tutto il mondo. La formazione garantita ha una durata di 16 settimane, in cui gli “studenti” devono apprendere anche informazioni relative al marketing e la comunicazione con i media. I requisiti di accesso sono un’esperienza lavorativa di 15 anni in polizia e la presentazione di un caso, già risolto e a cui ha partecipato il candidato, riguardante l’omicidio, la violenza sessuale o la rapina.

Durante queste 16 settimane, io avevo il compito di insegnare loro i principi della psicologia e, specialmente, la psicopatologia. Alla fine del corso, chiedevo a ognuno di loro di tornare sul caso presentato e scrivere un’analisi psicologica, in modo da comprendere gli aspetti psicologici che avevano portato la persona a commettere quel reato. Loro sapevano già chi fosse il criminale, ma, in questo modo sapevano perché avesse agito così”, ha chiarito.



Le tecniche di interrogatorio

Successivamente, lo psicologo clinico forense ha descritto le tecniche di interrogatorio da loro utilizzate: “Esistono due categorie di criminali: quelli che provano rimorso per il fatto commesso e quelli che, invece, non lo provano”. Sulla base di questa distinzione, vengono utilizzati metodi differenti per portare il reo a confessare.

In caso di criminale che ha mostrato pentimento o rimorso, vengono difatti utilizzate delle strategie in cui si gioca con lo stato emotivo del soggetto fino a procurargli un incremento dell’ansia: “Quando ci sentiamo a disagio, questo fatto influenza i nostri ragionamenti, che non sono più chiari. Quindi, se riusciamo a manipolare questo criminale, possiamo incastrarlo perché, magari, dice menzogne o si contraddice”.

Un criminale che, al contrario, non prova rimorso per il fatto commesso è normalmente, secondo il dottor Pinizzotto, una persona antisociale o psicopatica. Pertanto, siccome non è possibile estrapolargli una particolare emozione, la strategia di interrogatorio consiste nel raccogliere quante più informazioni possibili e attendere finché non si contraddice. “Gli psicopatici vengono incastrati dal fatto che adorano fregare i detective. Ciò che si può fare è lasciarli parlare, prendere appunti molto dettagliati e avere pazienza fino a quando non si rilevano elementi contraddittori”. 

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Le morti equivoche: cosa sono e cosa fa lo psicologo clinico forense

Infine, Anthony Pinizzotto ha concluso il suo intervento spiegando brevemente le cosiddette “morti equivoche”. Si trattano di quei casi in cui le forze dell’ordine, una volta arrivate nella scena del crimine, non riescono a comprendere se si sia trattato di un incidente, di una morte naturale, di un suicidio o di un omicidio.

In questo ambito, il ruolo dello psicologo clinico forense è quello di effettuare un’indagine retrospettiva di circa 6 mesi, in modo da guardare nel passato della persona. Ciò viene eseguito al fine di evidenziare se vi siano prove che magari possano evidenziare elementi depressivi.

Non risolvo casi, ma sono uno strumento nelle mani delle forze dell’ordine”, ha dichiarato.

 

Ilaria Cabula

Redazione CriminalMente



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