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Criminologia e scienze forensi

Criminologia e scienze forensi. Venerdì 13 aprile, è stato presentato al Circolo dei Lettori, il convegno “Criminologia e scienze forensi: fiction e realtà”, con il criminologo e Profiler Fabrizio Russo, con lo psichiatra e criminologo Piero Petracco e con il giallista Mondadori Carlo De Filippis.



Il convegno inizia con un approfondimento sulla natura del criminale: “il criminale è spaventosamente specializzato; egli conduce una vita con pochi obbiettivi e tutte le sue forze le usa per attuare i suoi atti violenti“. Per spiegare questa affermazione, Petracco fa un’interessante similitudine, paragonando il criminale al serpente. Come il serpente ha come unico obiettivo uccidere stritolando o con il proprio veleno la vittima, così anche il criminale ha come unico scopo quello di attuare reati. Nello stesso tempo però, come in natura esiste un animale come la mangusta, nato appositamente per affrontare il serpente, così specialisti anti-crimine affrontano i criminali.

Criminologia e scienze forensi

Questi specialisti, rappresentati per la maggiore dalle forze dell’ordine, dovrebbero però, avere anche una specializzazione psicologica, al fine di affrontare al meglio i diversi casi.

Successivamente i relatori si chiesero perché, se esistono i Profiler, non si catturano i “cattivi”. La risposta forse è più semplice di quello che ci si potrebbe aspettare: spesso “il male, soprattutto quando riguarda il delitto relazionale, è estremamente banale, e di fronte a questa banalità, la difficoltà è quella di trovare la logica e il legame tra i fatti che accadono”.

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Per fare un esempio pratico rispetto alla differenza tra la scena del crimine nella realtà e nelle fiction, Petracco racconta l’esperienza vissuta da lui in prima persona di un’efficienza sulla scena del crimine. Al contrario di quanto accade in televisione, dove un caso si conclude in genere molto velocemente, in realtà uno specialista può incorrere in più problematiche che finisco con l’inquinare le prove della scena del crimine e ad allungare i tempi delle indagini. Vero però, come afferma Russo, è che si parla a livello mediatico molto di più dei casi irrisolti o di quelli particolarmente lunghi, invece che di quelli risolti in tempistiche molto celeri.

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Come ultima domanda il profiler Russo ha chiesto a De Filippis quale cambiamento è avvenuto nei gialle da 50 anni fa ad oggi. la sua risposta è stata molto chiara: i lettori, soprattutto lettrici, di oggi sono talmente attenti, che se la trama non è verosimile, non finiscono di leggere il libro. Un tempo c’era più pazienza nell’affrontare un libro, e prima che succeda qualcosa di elettrizzante i lettori aspettano anche 40/50 pagine.

Silvia Mion

Redazione CriminalMente



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