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Crollo di una certezza - CriminalMente
crollo di una certezza

Crollo di una certezza. Alphonse Bertillon, criminologo francese, sostenne che il sistema di marchiare a fuoco i detenuti fosse inultilmente crudele. Per questo motivo, creò un sistema di rilevamento antropometrico.



Tuttavia, il primo che ebbe l’intuizione sul vantaggio del ricorso alle impronte digitali, per identificare l’autore di un reato fu Henry Faulds. Egli ritenne che, se sul luogo di un delitto si trovano impronte digitali, questo può portare alla scoperta del colpevole.

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Come sono strutturate le impronte?

Le superfici delle mani e dei piedi sono caratterizzate da una struttura particolare: le papille dermiche, che determinano la formazione delle creste cutanee, che contendono i corpuscoli tattili del Messner.

Se le creste cutanee vengono a contatto con una superficie più o meno liscia, depositano sulla stessa la sostanza da esse secreta, determinando la formazione di una impronta, riproducente in modo speculare il loro disegno.

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Le impronte digitali sono uniche?

Ogni impronta presenta delle varianti e delle caratteristiche distintive che si formano nel feto attorno al sesto mese e si conservano con lo stesso disegno tutta la vita. Per stabilire che due impronte appartengono alla stessa persona, servono almeno dodici punti di similitudine tra caratteristiche quali biforcazioni, incroci e spaziature.

Questo è ciò che fino ad oggi è stato dato per certo. A ribaltare questa certezza ci ha pensato l’Associazione americana per l’avanzamento delle scienze (AAAS). In un report viene messa in discussione questa certezza. Analizzando il modo in cui attualmente vengono analizzate le impronte e confrontate con altre, emergerebbero alcune falle.

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I metodi che le analizzano, identificano la persona che ha lasciato il segno. Tuttavia, l’esame delle tecniche, per analizzare le impronte digitali nascoste, dimostra che non esiste un metodo scientifico per stimare il numero di persone che condividono le caratteristiche di una impronte digitale. Inoltre, non si può escludere l’errore umano durante il confronto, come ha spiegato Joseph Kadane collaboratore al report.

La speranza è quella di riuscire ad elaborare dei rilevatori di impronte, sulle scene del crimine, più elaborati.

Un quesito con cui vorrei lasciarvi è: alla luce di queste scoperte, quante persone potrebbero essere state accusate di un crimine, sulla base di abbinamenti errati di impronte digitali?

MaryJo Sapuppo



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