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La procura di Genova riapre il caso di David Rossi. Siena, 6 Marzo 2013 ore 19:43: è esattamente da questo momento che la città di Siena verrà ricordata.



Non solo per il palio e la bellissima Piazza del Campo, ma anche per essere stata teatro di uno dei maggiori segreti bancari a livello nazionale. La morte di David Rossi, capo della comunicazione che opera nella stessa banca, ricoprendo il medesimo ruolo da ben 7 anni.

David Rossi

La vicenda di David Rossi

La Banca Monte dei Paschi di Siena è l’istituto più longevo al mondo (fondato nel 1472). Si ritrova nel bel mezzo di uno scandalo che non ha eguali. Sotto il mirino degli inquirenti vi è l’acquisto della Banca Antonveneta da parte di questi ultimi, che, nonostante avesse un valore di 6 miliardi di euro, viene acquistata per 9 Miliardi. Non contando i rimanenti 7 Miliardi di debito che la banca acquisita aveva in pancia.

Un’ operazione che ha pesato per ben 16 Miliardi sulle spalle di “Babbo Monte” (come viene chiamato a Siena).  E che è costata anche le dimissioni da parte di Giuseppe Mussari, ex presidente della Banca e di Bankitalia.

David Rossi, a differenza del suo stretto amico Mussari, non fu indagato per questo crimine. Nonostante ciò, 15 giorni prima della morte, subì una perquisizione senza preavviso da parte della guardia di Finanza nei suoi uffici.

Questa perquisizione lo destabilizzò moltissimo (da qui parte anche lo scambio di e-mail avute con Viola, AD del Monte dei Paschi). Arrivò a scrivere a Viola, che si trovava a Dubai in Vacanza, la seguente e-mail: << HELP: STASERA MI SUICIDO!!>>

David Rossi venne trovato esanime nel vicolo che affaccia alla finestra del suo ufficio solo qualche giorno dopo, poco prima di aver scritto alla moglie che sarebbe tornato presto a casa.

Le richieste di ulteriori indagini da parte della famiglia

Per il caso della morte di David Rossi, secondo il sostituto procuratore Nicola Marini non vi è dubbio che si tratti di suicidio. E nel marzo 2014 il giudice delle indagini preliminari, Monica Gagelli, archiviò per la prima volta il caso.

L’anno successivo gli avvocati della famiglia presentarono nuove perizie tecniche che hanno permesso la riapertura del caso. Ma anche allora la procura richiese l’archiviazione, ottenuta dal gip Malavasi nel luglio del 2017, la quale affermò che, seppur non vi sia “prova certa oltre ogni ragionevole dubbio della ricostruzione”, la morte di David si deve ritenere un suicidio e non un omicidio per “ragionevole certezza”. Si rigetta così la richiesta di nuove indagini in quanto “si preannunciano superflue”.

David Rossi

La famiglia di David, nonostante le due archiviazioni, non si arrende. Continua a non credere all’ipotesi del suicidio poiché, secondo questi ultimi, vi sono diversi elementi che non corrisponderebbero a quest’ipotesi. Hanno presentato le prove delle loro affermazioni durante un servizio televisivo delle “Iene”, esponendo i risultati di un’indagine parallela svolta grazie alla consulenza di periti, docenti universitari e legali della famiglia stessa.

 Innanzitutto, fondamentali furono gli ultimi minuti di vita di Rossi. Registrati dall’unica telecamera che ha fornito delle immagini dell’esterno dell’edificio, esattamente dove è accaduto il fatto. In questo video si vede il corpo di David Rossi cadere nel vicolo dietro la sede storica della banca per circa 15 metri, in verticale, con il viso rivolto al muro.

Le incongruenze

L’impatto che non uccide immediatamente la vittima, facendolo agonizzare per altri 22 minuti. In una strada che solitamente è molto trafficata, soprattutto verso l’orario di chiusura di uffici e biblioteche studentesche ed i soccorsi tardano, arrivando solo quaranta minuti dopo la morte.

Fa riflettere il fatto che il consulente della famiglia evidenzia che un suicidio comporta uno slancio e un abbandono del corpo verso il vuoto. Cosa che invece non accade vedendo le immagini della telecamera di sorveglianza. E, soprattutto, che in qualunque modo l’uomo si fosse lasciato andare dalla finestra, avrebbe comportato una rotazione del suo corpo, che non vi è stata.

Un altro fatto sospetto è che nel video appare, per qualche frammento di secondo, una figura al cellulare. Questa figura vede il corpo ancora agonizzante del responsabile area comunicazioni, che sparisce di fretta senza intervenire e chiamare soccorsi. Le immagini del video risultano molto sfocate e, all’uscita dal vicolo dell’uomo, si riescono ad individuare esclusivamente le sue gambe. Motivo per cui i periti ritengono che il video sia stato manomesso.

Infine, il mistero più grande. Gli evidenti e molteplici segni di colluttazione trovati sul corpo di David dopo al morte. Segni che spaziano da una ferita perfettamente in diagonale sul viso, un grosso livido nell’inguine e la presenza di ecchimosi in corrispondenza della cassa dell’orologio, che non sarebbero compatibili con la caduta.

Circa mezz’ora dopo la caduta del corpo, le telecamere avevano ripreso anche un oggetto cadere dall’alto nella stessa zona in cui fu poi rinvenuta la cassa dell’orologio di Rossi. Secondo i legali della famiglia era proprio l’orologio l’oggetto caduto, ritrovato effettivamente nella posizione in cui si è fermato l’oggetto lanciato. A prova di ciò sarebbe anche l’orario segnato dalle lancette, ovvero le 20.00, orario corrispondente alla caduta dell’oggetto e non a quella del corpo.

David Rossi

La riapertura del caso

Grazie a tutte queste non conformità (tra cui quelle non elencate: fazzoletti sporchi di sangue nel cestino dell’ufficio di Rossi mai esaminati, celle telefoniche mai consultate, riprese video inesistenti, vestiti non esaminati e prove distrutte. Per non contare che dopo la caduta di Rossi qualcuno rispose dal suo cellulare alla chiamata della figlia Carolina) e dopo le dichiarazioni fatte alle “Iene” dall’ex sindaco di Siena Piccini, la procura di Genova ha finalmente riaperto un fascicolo.

Fonti: il Fatto quotidiano, il giornale, Wall Street Italia, le Iene

Silvia Mion

Redazione CriminalMente



2 thoughts on “David Rossi: la procura di Genova riapre il caso

  1. Bellissimo articolo. Complimenti all’autrice, spero ci saranno altri articoli sul tema!

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