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disturbo antisociale

Il disturbo antisociale, insieme a quello istrionico, al narcisistico e al borderline, fa parte del Cluster B dei disturbi di personalità. Cluster caratterizzato da drammaticità, da instabilità e impulsività. I soggetti che ne soffrono manifestano le emozioni in modo esagerato e sono imprevedibili.



Nel disturbo antisociale c’è soprattutto inosservanza e violazione dei diritti degli altri. Dal punto di vista clinico è un concetto controverso, e che, storicamente parlando, tende a sovrapporsi con la psicopatia. Tuttavia sono da considerare due concetti differenti, che non coincidono. La psicopatia riguarda più una via di mezzo tra l’antisocialista e il narcisismo.

disturbo antisociale

Per poter proseguire nella diagnosi è necessario considerare la storia precisa del soggetto e valutare il contesto scolastico. Questo secondo punto è risultato un indicatore comportamentale importante per capire se c’è la presenza di una problematicità di condotta (come per esempio mentire o rubare ai compagni).

Il disturbo antisociale di personalità nel DSM

Se si seguono i criteri del DSM per la diagnosi, il disturbo antisociale presenta una differenza rispetto agli altri disturbi di personalità. Infatti, affinché si possa diagnosticare occorre la presenza di un disturbo della condotta prima dei 15 anni. Questo per evitare il rischio di confonderlo con aspetti di antisocialità secondaria o criminali.

Secondo il DSM nel soggetto è presente inosservanza e violazione dei diritti degli altri fin dai 15 anni che si manifesta attraverso almeno 3 di questi elementi:

1) Incapacità di conformarsi alle norme sociali per quanto riguarda il comportamento legale, con il ripetersi di condotte suscettibili di arresto. In realtà ciò non è causato da un difetto nella comprensione delle norme, piuttosto dalla loro volontaria violazione;

2) Disonestà, il soggetto mente, usa falsi nomi, truffa. Il DSM-V poi è ambiguo, poiché accomuna due cose non proprio uguali: per profitto o per piacere personale;

3) Impulsività o incapacità di pianificare;

4) Irritabilità e aggressività;

5) Inosservanza della sicurezza propria e degli altri;

6) Irresponsabilità, come indicato dall’incapacità di far fronte a obblighi finanziari o di sostenere un’attività lavorativa con continuità;

7) Mancanza di rimorso (riconoscere di aver fatto del male e soffrirci), questo criterio rappresenta la zona di sovrapposizione tra il disturbo antisociale e la psicopatia. Nonostante la diagnosi possa essere fatta anche in assenza di questo criterio, è quello con più interesse.

Oltre alla presenza di questi elementi, per una diagnosi il soggetto deve avere più di 18 anni e deve essergli stato diagnosticato un disturbo della condotta con esordio precedente ai 15 anni. Inoltre il comportamento antisociale non deve manifestarsi solamente durante un episodio maniacale o nel decorso della schizofrenia.

disturbo antisociale

Interpretazione forense

Nei soggetti con disturbo antisociale che commettono reati, il problema riguarda il doverli considerare imputabili o meno. L’interpretazione solitamente è che questi individui, pur avendo un disturbo grave, nel momento in cui commettono il reato (se non c’è la presenza di altri disturbi) devono essere considerati responsabili poiché consapevoli di star facendo del male. Ciò pur riconoscendone la gravità clinica. Dal punto di vista forense l’esame di realtà è intatto e quindi vanno considerati responsabili.

Questa appena descritta è l’interpretazione più comune. Non bisogna, però, cadere nell’errore di generalizzare troppo: ogni caso va comunque valutato in modo individualizzato, per poter essere in grado di comprendere la specifica situazione che si ha davanti.

 

 

Francesca Guidi

Redazione CriminalMente



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