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Gioco di Colpe – CriminalMente
gioco di colpe
Tempo di lettura: 3 minuti

Gioco di colpe. In psicologia il senso di colpa è un sentimento, che collegato alla colpa intesa come il risultato di un’azione o di un’omissione che identifica chi è colpevole, di trasgressioni a regole morali, religiose o giuridiche, si manifesta a chi lo prova come una riprovazione verso sé stessi.



Il terzo comma dell’art. 43 del codice penale stabilisce che “è colposo o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia”.

gioco di colpe

Il soggetto attivo commette un reato non perché aveva la volontà di provocalo ma perché non ha utilizzato la dovuta e richiesta diligenza.

Gioco di colpe. La teoria

La colpa può essere:

  • generica (deriva da imprudenza) o specifica (deriva dall’inosservanza di leggi );
  • propria (l’evento non è voluto dall’agente), impropria (l’evento è voluto dall’agente ma non al punto da farlo rientrare nell’ipotesi del dolo), incosciente (manca la volontà di cagionare un evento e la previsione dello stesso), cosciente (manca la volontà ma non la previsione), professionale (riguarda attività professionali di per sé pericolose ma che l’Ordinamento consente e autorizza in quanto produttive di risultati ritenuti socialmente utili).

La prima teoria criminologica in ambito psicodinamico di una certa rilevanza è stata sviluppata da Sigmund Freud, che si dedicò allo studio dei cosiddetti “criminali per senso di colpa“.

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Secondo Freud in ogni individuo operano due tipologie di pulsioni: la pulsione di vita (Eros), che comprende libido e pulsione di autoconservazione, e pulsione di morte (Thanatos), che si manifesta sotto forma di ambivalenza, angoscia e senso di colpa.

Criminali per senso di colpa

Nel 1916 Freud scrisse un paragrafo dal titolo: “Criminali per senso di colpa”, all’interno di un capitolo intitolato “Tipi di carattere incontrati nel lavoro psicoanalitico”. In questo paragrafo descriveva che nel corso del trattamento psicoanalitico alcuni soggetti divenuti rispettabili, gli confessarono di aver compiuto nel periodo precedente l’adolescenza: azioni criminali come furti, truffe e incendi dolosi.

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Secondo l’autore alcuni individui, attraverso l’atto delittuoso, tentano di ricercare una punizione, come conforto ad un imponente senso di colpa che provano nel profondo, proveniente da un irrisolto conflitto edipico. Freud individuò diversi soggetti affetti da specifiche patologie,  la cui origine affonda nel senso di colpa, questi soggetti cercano di sconfiggere il proprio senso di colpa costruendosi un sistema nervoso molto rigido portandolo alla disumanizzazione della vittima.

I contributi di Adler e Reik

Un altro contributo proviene da Alfred Adler, allievo di Freud, il quale reputava fondamentali le componenti di “autoaffermazione” e “volontà di potenza” nel permettere all’individuo di oltrepassare le proprie emozioni di inferiorità, derivanti da fattori  sia individuali sia ambientali.



Successivamente fu lo psicanalista Theodor Reik che proseguì gli studi sulle analogie fra mente criminale e senso di colpa. Secondo l’autore il senso di  colpa è solo l’atto finale di un percorso che si innesca con la rimozione parziale del crimine commesso: l’offender sente  l’impulso di doversi reintegrare nella società.

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Successive ricerche di Reik sugli assassini seriali e sull’analisi dei comportamenti omicidiari hanno evidenziato che sistono sia criminali che confessano un delitto mossi  da una tendenza autodistruttiva, sia assassini che confessano in forza di un perverso narcisismo.

Il sociologo Mannheim

Questi contributi sono stati successivamente utilizzati in criminologia dal sociologo tedesco Karl Mannheim, il quale affermava che “un complesso di inferiorità può indurre a compiere un delitto, nel tentativo di attirare l’attenzione su di sé, in senso compensatorio rispetto al sottostante senso di inferiorità. Per molti soggetti questa può essere  l’unica possibilità di avere attenzioni, e alimentare la quasi inesistente stima in se stessi.

Il senso di colpa si può trasformare in generosità, in altruismo, in poche parole  trasformarlo in coscienza morale, come esseri umani abbiamo una duplice identità: individuale connessa agli interessi personali, e sistemica legata agli interessi dei nostri simili. Tutti noi siamo portati ad identificarci negli altri, a empatizzarne le emozioni, in questo modo il sentimento di colpa serve a mantenere le relazioni anche quelle meno significative.



Mary-Jo Sapuppo

Redazione CriminalMente



criminologia

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