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Ho subito violenze per 9 anni dal mio ex. Ora devo essere gentile con lui.
violenze
Tempo di lettura: 5 minuti

Mi ha picchiata, insultata, minacciata di morte e ha tentato di strangolarmi. I giudici mi dicono che sono troppo conflittuale, che devo essere gentile nei suoi confronti e devo dargli un’altra possibilità come padre. Ma io come posso essere gentile con lui, dopo tutto quello che mi ha fatto? Come posso dargli un’altra possibilità come padre, se l’ultima volta lui, davanti a nostro figlio, mi ha stretto le mani al collo così forte da farmi perdere i sensi?

È la storia di Elisa, 27 anni. Non è il suo vero nome: il suo lo teniamo privato, per ovvie ragioni.

Ci ha raccontato la sua storia, che non è solo una storia di violenze agite nei suoi confronti da quello che ora è il suo ex compagno. È un duro sfogo, una denuncia. Verso chi l’avrebbe dovuta amare. Verso chi non avrebbe dovuto continuare a spingerla nelle braccia di lui. Verso chi l’avrebbe dovuta tutelare una volta per tutte.

Le violenze sono iniziate 9 anni fa

Elisa e Francesco (anche questo è un nome di fantasia, ndr.) si sono conosciuti circa 10 anni fa, grazie ad amici comuni. “Il primo anno è andato tutto abbastanza bene. C’erano volte in cui facevo preoccupare i miei, perché tornavo tardi a casa senza avvisare né rispondere alle chiamate. Ma avevo 17 anni”, racconta.

Le violenze sono iniziate un anno dopo. Si sono insinuate lentamente all’interno della loro relazione: “Un giorno ero a casa dei suoi genitori, dove lui viveva ancora. Non mi ricordo per quale motivo, ma lo avevo lasciato. Volevo tornare a casa, ma lui mi aveva chiusa nella sua camera perché non voleva che io uscissi. A quel tempo, non sapevo che quella potesse essere ‘violenza’. Comunque, mi aveva lasciata chiusa dentro per un po’. Poi, era venuto il padre, aveva bussato e mi aveva detto: ‘Dai, Elisa, perdonalo’”.

“Tu morirai presto”

Piano piano, gradualmente, sono arrivate le violenze fisiche. Sono partite dalla volta in cui lui le ha girato il braccio, la volta in cui l’ha minacciata puntandole addosso una pistola da soft air. Ci sono state le volte in cui l’ha insultata, in cui le ha augurato di morire, in cui l’ha letteralmente minacciata di morte. “Tu morirai presto” è stato uno degli ultimi messaggi che le ha mandato.

Ci sono state le volte in cui le ha detto “non provare a uscire dalla camera, altrimenti lo sai come la finisci”,perché doveva guardarsi dei porno nel salone. Ma anche quelle volte in cui le ha detto che lei doveva tornarsene a casa dei genitori, perché lui doveva vedersi con amici. In altre parole, aveva invitato gli amici a casa per fare uno dei suoi soliti festini a base di cocaina e alcool.

Le violenze, comunque, non sono cessate nemmeno durante la gravidanza. “Ho avuto una gravidanza a rischio e sono rimasta ricoverata in ospedale per un mese, prima del parto. Lui non veniva quasi mai a trovarmi. Solo ogni tanto, giusto per qualche minuto. Il giorno prima della rottura delle acque, mi ha stretto le mani al collo perché non stavo zitta. Il giorno in cui è nato nostro figlio Andrea, lui è venuto, ha assistito al parto, ma poco dopo se n’è andato. Aveva organizzato un altro festino a casa”, racconta. Oltre, a ciò, le rubava qualsiasi soldo portasse in casa: “Dovevo sempre nascondere i soldi e le carte. A quel tempo, non lavoravo. Chiedevo ai miei genitori di non darmi soldi e, al massimo, di tenerli loro”.

Un anno fa se n’è andata

All’improvviso, ho aperto gli occhi e ho capito che quella non era la vita che volevo, che meritavo”. Così, un anno fa, ha lasciato la casa che condivideva con lui. È tornata dai genitori, che l’hanno sempre sostenuta: “Loro sapevano tutto. Mi dicevano che lui non era quello giusto per me, che quella non era una relazione sana. Io non li ascoltavo, perché non capivo. Ma quella non è la prima volta in cui sono tornata a casa. È successo più volte, quasi periodicamente. Lui si stancava, doveva fare dei festini e buttava me e nostro figlio fuori di casa. Due anni fa, me ne ero andata perché lui aveva iniziato a dare la colpa delle violenze a nostro figlio. Diceva che lui non lo aveva mai voluto, che non lo voleva nemmeno adesso e che se la nostra relazione stava andando in quel modo era solo perché era nato lui”. Ma, poi, come al solito, lui chiedeva scusa e le diceva che non sarebbe mai più successa una cosa simile.

I genitori di lui

Elisa, un anno fa, se n’è andata e ha deciso di denunciare. Da lì, è partito un altro calvario. È iniziato per primo il procedimento presso il Tribunale per i Minorenni. Per quanto riguarda il penale, invece, si sono appena concluse le indagini preliminari.

Dice: “Nella prima istanza presentata dal suo avvocato difensore, lui è stato dipinto come un genitore modello e come un papà tremendamente disperato dal fatto che non potesse vedere il figlio. Io, invece, come quella che gli aveva portato via il figlio solo perché avevo deciso di lasciarlo”. Poco dopo, si sono messi in mezzo anche i genitori di lui: “Loro hanno sempre saputo tutto. Anche perché lui è stato più volte violento nei loro confronti, tanto che spesso hanno dovuto chiedere l’intervento dei carabinieri. Loro sapevano anche dei suoi problemi legati all’alcoldipendenza e alla tossicodipendenza. Gli ho chiesto mille volte di togliergli la macchina, di fare qualcosa, perché da ubriaco avrebbe potuto investire qualcuno. La mamma, una volta, mi ha chiamata dicendo di aver parlato con un operatore del Serd e che questo gli aveva detto che io e mio figlio dovevamo stare a casa con Francesco, perché altrimenti l’avremmo potuto destabilizzare”.

A riguardo, racconta: “Loro si sono letteralmente messi in mezzo. Hanno fatto scrivere un’istanza, in cui mi hanno definita come ‘confabulatoria’. Hanno scritto che le violenze scritte nella denuncia erano ‘esagerata’. Hanno detto che mi sono inventata tutto e che non consentivo né a loro né al figlio di vedere e stare con Andrea. Peccato che loro non si fossero mai interessati di mio figlio. Mai un regalo per lui, mai niente. Ci vedevamo, esagerando, una volta al mese. Quando ero incinta, loro mi avevano pure chiesto di abortire”. Insomma, sono riusciti a entrare nel vivo del processo e sono anche riusciti a presentarsi come “quelli dalla parte del giusto”. “Hanno ottenuto tante cose, tanti diritti che non gli sarebbero nemmeno spettati. Dopo un incontro, mio figlio mi ha detto: ‘Nonna mi ha detto di dire a Sandra (l’assistente sociale che si sta occupando del caso, ndr.) che io non sto bene a casa dei nonni (i genitori di Elisa, ndr.) e che voglio tornare da papà’. Non fanno altro che dirgli che io non so fare un sacco di cose. Lui ha già assistito a tanta violenza, e io ne ho subita da loro figlio e da loro stessi altrettanta. Perché continuare?”.

“Perché devo essere gentile con loro?”

E, poi, l’intervento dei giudici, che descrivono la situazione di Elisa e Francesco come se fosse una normale coppia che si è lasciata e ora litiga per chi deve avere l’affidamento esclusivo: “Qui non stiamo parlando di litigi. Qui stiamo parlando di violenze e minacce di morte. Stiamo parlando di un padre che non si è mai, ma proprio mai, occupato del figlio e che adesso improvvisamente è un padre modello. Mio padre non ha mai detto a mia madre: ‘ho paura di fare del male a te e a nostre figlie’. Francesco invece sì. Stiamo parlando di nonni che non ci sono mai stati né per me né per mio figlio e che erano a conoscenza di tutte le violenze. Perché negarle? A che pro? Come fanno ad andare a dormire la notte, sapendo tutto quello che mi stanno facendo?”.

E ancora: “Ora, i giudici hanno imposto la mediazione, che è vietata dalla Convenzione di Istanbul. Mi hanno detto che devo dare una possibilità a lui. Che devo dare una possibilità a loro come nonni. Che devo essere gentile e accondiscendente con tutti loro. Ma io come posso esserlo? Devo essere gentile solo con me stessa, perché, se io ora sono ancora viva, è solo un miracolo”.

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