fbpx
I comportamenti sulla scena del crimine: il modus operandi e la firma – CriminalMente
modus operandi e firma
Tempo di lettura: 3 minuti

Chiunque entri nella scena del crimine prende con sé qualcosa dalla scena e lascia qualcosa di sè stesso“, aveva sostenuto il principio di interscambio di  Edmond Locart, fondatore del primo laboratorio di medicina legale a Lione e padre delle scienze forensi di competenza della polizia francese.

Con queste parole, Locart intendeva riferirsi alle cosiddette “prove fisiche“, quali impronte digitali, capelli, fibre, sangue, ecc. Eppure, questa considerazione può essere anche utilizzata per far riferimento a quelle che comunemente vengono definite “impronte metodologiche e psicologiche“. Tali impronte sono quelle modalità esecutive lasciate dall’autore del reato sulla scena del crimine. Tra esse, si individuano certamente il modus operandi e la firma.

Il modus operandi

Sebbene molto spesso si tenda a considerare “modus operandi” e “firma” come se fossero sinonimi, in realtà essi differiscono notevolmente tra di loro, anche se, a volte, possono coincidere.

Con il termine “modus operandi” (MO), si intendono le modalità esecutive o il comportamento impiegati dal criminale per realizzare il reato. Si tratta di un comportamento dinamico e che, dunque, può subire delle variazioni. Infatti, può essere modificato dal reo stesso nel corso dei vari atti criminali, al fine di:

  • ridurre i rischi della sua identificazione ed eventuale cattura
  • ottimizzare la gratificazione personale derivante dalla messa in atto dell’omicidio

Secondo Lavorino (2000), il modus operandi di un omicida può essere definito come una “Matrice Organizzativa Cronologica dell’Omicidio” (MOCO). La MOCO è caratterizzata da un processo suddiviso in 8 fasi:

  1. fase decisionale, in cui il reo prende la decisione di uccidere, immaginandosi al contempo le conseguenze scaturite dall’atto
  2. fase organizzativa progettuale, ovvero il momento in cui l’offender progetta come si svolgerà l’omicidio
  3. fase di predisposizione della vittima, nella quale viene scelta la vittima e vengono analizzate le sue caratteristiche
  4. fase di preparazione della scena del crimine, in cui vengono scelti i luoghi in cui commettere l’atto
  5. fase esecutiva attuativa, cioè la fase in cui viene concretamente catturata e uccisa la vittima prescelta
  6. fase di over killing e after killing, ossia l’insieme dei comportamenti messi in atto con modalità aggressiva esagerata rispetto alla quantità di forza necessaria per uccidere la vittima e messi in atto dopo la morte della vittima stessa
  7. fase di alterazione della scena e autocopertura, durante la quale l’assassino manipola la scena del crimine, in modo da eliminare le sue tracce
  8. fase di distanziamento dall’omicidio, nel corso della quale l’offender lascia la scena del crimine e torna a svolgere le normali attività

La firma

La firma o signature è, invece, un comportamento messo in atto dall’offender, in modo rituale e statico, e che non risulta essere necessario per lo svolgimento dell’atto criminale stesso. Essa infatti identifica il comportamento di un determinato offender e tende a ripetersi in tutte (o quasi tutte) le sue scene del crimine. In altre parole, secondo Douglas e i colleghi, è riflette la personalizzazione del crimine. Mastronardi e De Luca, addirittura, la definiscono come “una specie di biglietto da visita del soggetto che agisce“.

Proprio per questo motivo, diversamente dal modus operandi, la firma è statica, cioè non varia nel corso del tempo, ma anzi tende a presentarsi sempre nello stesso modo. In aggiunta, costituisce una sorta di rituale utilizzato ripetutamente da chi ha commesso il delitto.

Tra l’altro, non è sempre presente in tutti gli omicidi commessi dall’individuo. Però, quando è presente, riflette le fantasie e le dinamiche profonde del soggetto stesso.

 

Bibliografia

Douglas, J. E., Burgess, A. W., Burgess, A. G., & Ressler, R. K. (2013). Crime classification manual: A standard system for investigating and classifying violent crime. John Wiley & Sons.

Lavorino, C. (2000). Analisi investigativa sull’omicidio seriale. Detective & Crime.

Mastronardi, V.M., & De Luca, R. (2011). I serial Killer. Il volto segreto degli assassini seriali: chi sono e cosa pensano? Come e perché uccidono? La riabilitazione è possibile?. Newton Compton Editori.

Parente, G. (2016). Serial killer: il database mondiale. Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza, 10, 66-81.

Russo, F. (2018). Manuale di criminal profiling. Teorie e tecniche per rintracciare il profilo psicologico degli autori di crimini violenti. Celid

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: