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Il carcere di Voghera rischia di diventare una bomba sanitaria
carcere di voghera

All’interno del carcere di Voghera, un detenuto si è ammalato. Era in custodia cautelare ed è stato contagiato dal coronavirus. Adesso si trova in terapia intensiva e combatte tra la vita e la morte. Ma da chi è stato contagiato? E perché la sua famiglia non ha più avuto sue notizie?

Il carcere di Voghera a rischio: può diventare una bomba sanitaria. Un detenuto contagiato dal coronavirus è stato trasportato al San Carlo di Milano in condizioni molto gravi. Ora si trova in terapia intensiva. L’ipotesi più probabile è che sia stato contagiato in carcere, ma chi l’ha contagiato? L’ultimo colloquio con i familiari è avvenuto il 15 Febbraio, quindi sarebbe passato già troppo tempo per pensare che sia stato un familiare a contagiarlo.

Contagio nel carcere di Voghera: la ricostruzione dei fatti

Le informazioni dal carcere scarseggiano, il detenuto ha iniziato a star male verso il 9 marzo. Qualche giorno più tardi, il detenuto, in un colloquio telefonico ai familiari, raccontava di stare poco bene, aveva la febbre, brividi, tosse e difficoltà respiratorie. Inoltre, il detenuto ha confessato di aver chiamato il medico che si sarebbe rifiutato di visitarlo. Da quella telefonata, la sua famiglia non ha avuto più notizie.

Le notizie, però, arrivano in qualche modo. Infatti, si è saputo che nei giorni precedenti il ricovero del detenuto, anche il cappellano del penitenziario sembra sia stato ricoverato a Milano, anche se non si conoscono le cause.

Nel frattempo, è giunta voce che nel carcere di Voghera c’è un caso di coronavirus. La famiglia, spaventata, ha provato a chiamare ma nessuno sembra autorizzato a fornire notizie. I familiari del detenuto contagiato non sono stati avvisati del trasferimento del detenuto all’ospedale di Milano. Dal carcere di Voghera, nessuno ha pensato di avvisare la famiglia.

La famiglia del detenuto ha deciso, quindi, di rivolgersi ad un avvocato che si è messo in contatto con il Gip, anche  lui, pare, ignaro della vicenda. Inoltre, nella cella del detenuto sarebbero stati in 4 anche se le dimensioni bastano per due persone. Sono, quindi, venute meno le distanze di sicurezza imposte dal governo. I compagni di cella sono stati messi in quarantena, per precauzione.

Il Presidente dell’Unione delle Camere Penali, Giandomenico Caiazza ha affermato:

Il governo sta tacendo una situazione esplosiva, che non è una mera ipotesi ma una certezza razionale.

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