fbpx

Il caso Minghella. Oggi, giovedì 12 aprile, presso il Tribunale di Torino, si è svolto il primo convegno del Torino Crime. Giorgio Vitari, Alessandro Meluzzi e Fabio Federici, moderati da Araceli Meluzzi, hanno presentato il famoso caso di Maurizio Minghella.

Dopo un’attenta e dettagliata descrizione dei fatti, analizzata dal consulente crimino-investigativo Federici, l’avvocato Vitari ha spiegato le motivazioni per le quali Minghella non può essere definito a livello processuale un serial killer. Maurizio Minghella, durante la sua lunga carriera criminale, commise una serie di reati eterogenei tra loro, tra cui omicidi, rapine e abusi sessuali. Il «fine ultimo della perpetrazione di tali crimini non era l’omicidio in sé, ma l’esclusivo soddisfacimento sessuale; gli omicidi da lui commessi avvenivano per una serie di concause successive, e proprio per questo motivo possono essere definiti come omicidi occasionali».

A seguito di queste precisazioni la moderatrice Araceli Meluzzi ha “provocato” i relatori chiedendo il loro parere rispetto alle affermazioni del docente americano Simmons: “Siamo tutti potenziali killer e serial killer; gli esseri normali e criminali hanno gli stessi impulsi, ma la differenza è che i primi riescono a controllarli”.

Significativa è stata la risposta dello psichiatra forense Meluzzi, il quale ha affermato che ciò che differenzia una persona dall’altra, è la personalità. Anche per la giurisprudenza, la personalità, e nello specifico i disturbi della personalità, entra in gioco nel processo quando si parla di infermità totale o parziale di mente. Bisogna però, evitare un’eccessiva psichiatrizzazione all’interno dei processi, in quanto, se questo dovesse accadere, soggetti come Minghella, con l’aiuto di un buon avvocato e di bravi consulenti, non finirebbero in carcere, ma riuscirebbero sicuramente ad ottenere l’infermità o la semi-infermità mentale.

Ricollegandosi al caso poi, i relatori hanno fatto un excursus sulle misure alternative alla detenzione, al fine di valutare la loro reale efficacia, in quanto è proprio mentre Maurizio Minghella era in semilibertà, che egli commise quattro dei suoi omicidi.

Nonostante ciò, in Italia, i casi in cui detenuti hanno commesso reati durante permessi premio o semilibertà, sono stati davvero pochi. Le misure alternative alla pena sono fondamentali per il nostro sistema carcerario, sia per affrontare il problema della sovrappopolazione, sia per mantenere un certo equilibrio tra i detenuti all’interno del carcere.

I relatori hanno concluso il loro convegno con la domanda posta dal tenente colonnello dell’Arma dei Carabinieri Biagio Fabrizio Carrillo, il quale ha esposto una legittima curiosità: “Per quale motivo i serial killer risultano affascinanti per molte persone, addirittura arrivando a ricevere lettere da diverse ammiratrici?” I relatori si sono mostrati concordi sulla risposta: «la realtà si trasforma in mito tramite il valore aggiunto dei media, che fanno diventare desiderabili tali persone».

Silvia Mion

Redazione CriminalMente

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: