fbpx
il seme della violenza

Il seme della violenza. Giovanna Bellini è neurologa e criminologa, Angela Bellini è veterinaria, entrambe lavorano a Pisa e sono intervenute oggi al Torino Crime per parlare della crudeltà sugli animali e della sua relazione con la violenza interpersonale all’incontro dal titolo “Il seme della violenza, perché i reati contro gli animali non sono di serie B”.



Possiamo classificare i maltrattamenti nei confronti degli animali in tortura, abuso e incuria. L’incuria comporta gravi conseguenze come auto traumatismi (l’esempio più tipico sono i granulomi da leccamento) e le turbe psicologiche come la difficoltà di socializzazione con i simili e con le persone. Le lesioni sugli animali invece prevedono escoriazioni da morsi, bruciature da sigaretta, lesioni da traumi come calci e bastonate e lesioni da arma da fuoco. Troppo spesso sono i proprietari i primi perpetratori di violenza che possono essere classificati in più categorie: le madri che giustificano i figli, i proprietari anaffettivi che mancano di empatia e i proprietari che considerano gli animali come mezzo.

“Colui che è crudele con l’animale, non può essere buono con gli uomini” 

Dal 1998 al 2010 sono stati raccolti i dati per il Rapporto Zoomafia che analizza di quali tipi di torture abominevoli e aberranti sono vittime gli animali: traffico illecito, uso di animali a scopo intimidatorio, corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani e traffico di droga.

il seme della violenza

Ciò che conta nella prevenzione della violenza è agire sin dall’età evolutiva, insegnare ai bambini a considerare gli animali come famiglia, educarli all’empatia, al rispetto e alla cura dell’integrità dei loro cuccioli. Solo così possiamo sperare in un cambiamento importante. Nel corso degli anni c’è stato un aumento di sensibilità al tema, soprattutto da quando nel 2010, l’animale domestico non è più considerato come “bene patrimoniale”, bensì essere senziente. Ciò che però manca è una sensazione di gravità morale e penale dell’atto con conseguente sottostima sociale del fenomeno numerico.

“Tanto è solo un animale”

il seme della violenza

Un’altra conseguenza gravissima è la sottovalutazione dell’impatto criminologico di violenza assistita dei minori attraverso la crudeltà perpetrata sull’animale, sottoponendo, direttamente o indirettamente il minore, ad aggressività verbale, fisica o psicologic ai danni dell’animale.

Denunciare i crimini sugli animali, identificare i responsabili e sanzionarli secondo il Codice Penale diventa fondamentale se vogliamo fermare queste crudeltà. Ricordando sempre, un po’ amaramente, che l’animale più crudele è sempre l’uomo.

Giulia Puzzo

Redazione CriminalMente



Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: