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Oggi con questo articolo vogliamo ricordare il nono anniversario dalla tragica disgrazia che investì l’Aquila il 6 aprile del 2009Ho vissuto personalmente questa tragica esperienza colmo di dolore e di tristezza a causa di una città devastata e distrutta da una calamità naturale. La frattura la si nota non solo dalle macerie che sono ancora ben visibili, ma faccio riferimento a quelle fratture e spaccature interne più profonde che si sono verificate negli animi delle persone. Occorre riparare quelle fratture perché il terremoto ha scosso gli animi e ha ferito la mente, mettendo in pericolo sia gli affetti che i rapporti interpersonali.



È un dolore che logora, che molte volte rimane inespresso; ma ciò che rimane visibile agli occhi è ancora l’amore per un Paese che non c’è più, ma che è ancora in fase di ricostruzione e il dolore che rimane impresso nella memoria simile al tintinnio di quell’orologio che in quella fatidica notte segnava le 3.32.

In questo articolo l’attenzione va rivolta in particolar modo alle 309 vittime di questo brutale episodio e ai loro cari che hanno riportato e affrontato traumi post-terremoto sia a causa dell’evento in sé che per la morte dei loro familiari, parenti, amici.

Pubblichiamo il testo integrale del messaggio dell’arcivescovo de L’Aquila, mons. Giuseppe Petrocchi, in occasione del 9° anniversario del terremoto che il 6 aprile 2009 colpì la città abruzzese, provocando 309 vittime e oltre 1.600 feriti.

L’orologio che batte le ore della storia de L’Aquila non è restato fermo alle 03, 32 del 6 aprile 2009. Quell’ora tremenda – non estranea al misterioso disegno salvifico di Dio – sarà sempre conservata nella memoria della nostra gente, ma non può arrestare i palpiti del cuore di questa Città.
Per la Comunità Aquilana questo è il tempo della laboriosità, della ripresa, della saggezza e della prossimità: dimensioni che debbono essere declinate al presente, ma ancora meglio in prospettiva dell’avvenire.
Occorre non solo riedificare le devastazioni esterne (ancora visibili), ma ricomporre le fratture interiori, provocate dal sisma. Infatti, c’è un terremoto che scuote la terra, ma c’è anche il terremoto dell’anima, che ferisce la mente, gli affetti e i rapporti interpersonali.
Per questo, i primi verbi da coniugare per la ricostruzione non sono “progettare” e “fare”, ma “ascoltare” e “incontrare”: cioè, accogliere i bisogni profondi della gente, per disporli secondo il giusto ordine di priorità, e intensificare la tessitura delle “relazioni convergenti”, che potenziano la coscienza fattiva di essere un’unica famiglia.

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Lo stato della ricostruzione

L’Aquila è ancora un grande cantiere, la ricostruzione privata procede, anche grazie alla concessione di circa 6 miliardi di euro, ma non quella pubblica che praticamente procede lentamente. In particolare, per la ricostruzione del Comune dell’Aquila e della periferia, i dati riferiti al 31 marzo di quest’anno sulla base di quelli dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione (Usra), indicano che l’importo concesso alle 24.768 pratiche istruite ammonta a 5,8 miliardi di euro (pari al 69,59% del totale richiesto). I dossier ancora da istruire sono ancora 1.862 e l’importo richiesto è di 2,3 miliardi di euro. 

I cantieri aperti sono 597 per un totale di 506 milioni di euro; quelli conclusi 8.057 per importo superiore ai 3 miliardi di euro e quelli allestiti 49 per ulteriori 755 mila euro. Altri 35 sono sospesi per un totale di 40 milioni di euro, mentre 1.691 sono quelli ancora alla fase istruttoria. Sul fronte della ricostruzione pubblica su un importo finanziato di poco più 2 miliardi di euro, quello totale erogato è stato di 1,3 miliardi di euro (cioè pari al 62,14% del totale). Sul fronte della rimozione delle macerie, si viaggia vicini a 2,7 milioni di tonnellate nei cantieri privati e 495.818 tonnellate in quelli pubblici con un totale di 3.198 milioni di tonnellate.



La popolazione

A distanza di 9 anni dal sisma sono ancora 8.024 le persone alloggiate nei Progetti Case (gli alloggi antisismici alla periferia dell’Aquila costruiti dallo Stato) e 2.149 quelle che si trovano nei Map (moduli abitativi provvisori nei 56 comuni del cratere sismico), secondo i dati aggiornati al 31 marzo 2018.

Nel totale sono tuttavia ricompresi anche gli sfollati del terremoto del Centro Italia che comunque sono una netta minoranza anche se un dato preciso non è al momento disponibile. Nel dettaglio i nuclei familiari assegnatari di alloggi del Progetto Case sono 3.162, i nuclei familiari assegnatari di alloggi Map 1.086. Gli alloggi liberi sono 402 nel Progetto Case e 74 nei Map, che stanno via via per essere occupati su base volontaria in parte dagli sfollati del vicino terremoto di Amatrice ed Accumoli del 2016.

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I procedimenti giudiziari

Sul fronte giudiziario, a parte qualche processo su presunti casi di corruzione arrivati in sede dibattimentale e indebite percezioni
di erogazioni pubbliche, si è concluso il capitolo sui crolli degli edifici. Appena 19 delle oltre 200 indagini sui crolli dei palazzi pubblici e privati sono arrivati alla fase dibattimentale e molti di meno quello che hanno avuto una conclusione.

A novembre scorso, il preside del Convitto Nazionale, Livio Bearzi, dirigente scolastico friulano ha ottenuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella la grazia, che ha estinto anche la pena accessoria dell’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici, consentendogli di poter tornare presto nel mondo della scuola. Bearzi era stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a 4 anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, per omicidio colposo plurimo e lesioni personali, per la morte dei tre studenti e il ferimento di altri due nel crollo.



Dopo nove anni sono arrivati anche i primi risarcimenti agli orfani. L’accordo, come stabilito dalla Cassazione nel processo Grandi rischi, è stato raggiunto con i parenti delle vittime che sono riuscite a dimostrare il nesso causale tra quanto accaduto ai loro cari e quanto contestato al vice capo del dipartimento della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, l’unico condannato in via definitiva a 2 anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni in relazione alle rassicurazioni infondate date alla popolazione aquilana alla vigilia del terremoto. 

Definitivamente assolti invece Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case, Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezionecivile.

Alexa Roscioli

Redazione CriminalMente



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