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L’ascolto dei minorenni in ambito giudiziario – CriminalMente
Tempo di lettura: 4 minuti

L’ascolto dei minorenni in ambito giudiziario.

Il tema dell’ascolto del minore costituisce oggetto di numerosi strumenti sovranazionali, a partire dalla Convenzione dei diritti del fanciullo di New York del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 27 maggio 1991 n.176 (art.12) e fino alla Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata in Italia con legge del 20 marzo 2003 n. 77 (art.6).

L’audizione del minore deve ormai considerarsi – anche all’interno dei giudizi di separazione e divorzio e di quelli correlati alla rottura di convivenze more uxorio – come dato indefettibile, pena la nullità del procedimento nel quale l’audizione non sia stata disposta senza la valutazione della capacità di discernimento del figlio e dell’eventuale pregiudizio che dall’audizione potrebbe scaturire.



Non meno significative sono apparse le questioni che ruotano attorno all’audizione del minore nei processi penali ove ai minori dei diciotto anni è stata garantita una particolare tutela sia attraverso la statuizione di una “automatica ammissibilità” dell’incidente probatorio, per favorire un’anticipazione dei tempi di assunzione della testimonianza del minore con riferimento a talune specifiche tipologie di delitti (quelli a sfondo sessuale, oltre al reato di maltrattamenti in famiglia), che attraverso la previsione di disposizioni speciali in ordine alla scelta del luogo e alle modalità di assunzione dell’esame del minore, finalizzate ad assicurare una più accentuata tutela delle esigenze personali del dichiarante.

L’ascolto del minore è finalizzato a recepirne nel processo opinione, vissuto, istanze ed esigenze.

Non è mezzo istruttorio, in quanto non è volto alla verifica di un fatto posto dalla parte alla base delle domande di parte. Non è assimilabile alla testimonianza in quanto non è diretta a recepire fatti dei quali una persona possa riferire: anzi è il suo esatto contrario, in quanto nella testimonianza sono da escludere le valutazioni e le opinioni, mentre nell’ascolto il minore è chiamato a manifestare la sua opinione. Nemmeno è assimilabile all’interrogatorio formale: la prospettiva di confessione della parte di circostanze alla stessa sfavorevoli è evidentemente estranea all’audizione del minore.

L’ascolto dei minorenni in ambito giudiziario

L’ascolto dei minorenni in ambito giudiziario. L’opinione dei ragazzi deve avere un peso sulle decisioni dei giudici

Si può ritenere che a seconda della fascia d’età a cui un minore appartiene, esso abbia una diversa “capacità di discernimento”, intesa come capacità sommamente relativa, in quanto non acquisita da tutti i soggetti nello stesso momento, e quindi non correlabile costantemente a un’età. Essa dipende sia da un complesso di fattori sufficientemente stabili per il soggetto, come quelli biologici, sociali e relazionali di base, sia variabili nel tempo, come quelli correlati a particolari momenti e stati, fisici e psicologici. È dunque opportuno, in proposito, prima di ascoltare un minore osservarne il livello di sviluppo e provare a comprendere, possibilmente con l’ausilio di un esperto, quanto i suoi processi logici risultino essere raggiunti e consolidati, nonostante la fascia evolutiva a cui appartiene, in modo da verificare quanto esso sia capace di effettuare un ragionamento concreto e/o più o meno astratto. 

L’ascolto dei minorenni in ambito giudiziario

Significativi in proposito appaiono gli studi condotti da A. Lubrano Lavadera (2011) che testimonia come “ad ogni età vi sia una modalità di riferire i fatti a seconda degli script mentali che si possiedono”.

Pertanto, appare doveroso sottolineare una serie di raccomandazioni che hanno a che fare con le modalità operative dell’ascolto del minore, redatte da Pazè nel 2003 il quale ha scritto una sorta di alfabeto della relazione con il minore:

  • il minore deve essere informato (preferibilmente dai genitori o dal suo curatore/tutore) in precedenza dell’incontro con il giudice e delle condizioni del suo svolgimento;
  • il minore non deve subire, quando convocato, lunghe attese (bisogna in tal senso rispettare orari e tempi che non devono essere troppo prolissi in relazione alle sue capacità attentive);
  • il minore non deve essere incontrato in luoghi spersonalizzati o a lui non adatti;
  • il minore deve essere messo a proprio agio, pertanto è necessario lavorare accuratamente sulla sua accoglienza;
  • il minore è preferibile che interagisca con un unico interlocutore;
  • il minore deve avere spazio/tempo per potere raccontare, e in tal senso il giudice deve mettersi in una posizione di “ascolto attivo” e formulare le sue domande solo dopo aver instaurato con lui un rapporto fiduciario;
  • il minore deve essere approcciato attraverso un linguaggio semplice e il più possibile adeguato alla sua età;
  • il minore non va in alcun modo pressato, ossia non bisogna tentare di far dire al bambino qualcosa che possa confermare ciò che chi ascolta già crede, conosce, o desidera;
  • al minore deve essere spiegato, alla fine del suo ascolto, il significato che ha avuto l’incontro con chi l’ha sentito e per quanto possibile, che la natura e il contenuto delle decisioni che lo riguarderanno, terranno conto di quanto da lui detto, ma potranno essere diverse.

Inoltre, è consigliabile che l’ascolto del minore non avvenga in presenza di un “pubblico” anche se pertinente con il contesto (avvocati, consulenti di parte, psicologi, operatori dei servizi, ecc.).



Altra argomentazione di grande rilevanza nell’ascoltare un minore è la possibile suggestione, intesa come processo psichico che conduce l’individuo ad agire secondo suggerimenti esterni, provenienti da personalità più forti della sua o da situazioni ambientali particolarmente cariche di tensione emotiva, senza aver subìto alcuna costrizione manifesta.

L’ascolto dei minori resta quindi argomento spinoso nonché un lavoro delicato, in cui gli attori coinvolti devono bilanciare il rispetto e la delicatezza ne confronti del bambino o del ragazzo, ma altresì poter giungere a conclusioni professionalmente rilevanti per il caso in questione.

 

Giulia Puzzo

Redazione CriminalMente



L’ascolto dei minorenni in ambito giudiziario.



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