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L'effetto Lucifero e l’abuso di potere - CriminalMente
Tempo di lettura: 2 minuti

L’effetto Lucifero e l’abuso di potere. L’effetto Lucifero fu un esperimento psicologico condotto da Philip Zimbardo nel 1971 nell’università di Stanford, Stati Uniti.

La prova consisteva nell’assegnare ai volontari che accettarono di partecipare il ruolo di guardie o di prigionieri all’interno di un carcere simulato: furono selezionati ventiquattro studenti maschi, di ceto medio, giudicati fra i meno propensi ad attuare comportamenti devianti.



Entrambi i ruoli prevedevano obblighi, abbigliamento e regole ben precisi: i prigionieri dovettero indossare divise sulle quali era applicato un numero, un berretto di plastica e una catena alla caviglia, mentre le guardie portavano uniformi color kaki, occhiali da sole riflettenti che impedivano ai detenuti di guardare loro negli occhi, manganello, fischietto e manette. Degna di nota fu la concessione di ampia discrezionalità circa i metodi da adottare per mantenere l’ordine.

L’effetto Lucifero e l’abuso di potere. Perché ne parliamo ancora oggi?

Questo esperimento è molto noto non solo per la sua rilevanza nelle scienze psicologiche e sociologiche, ma anche per il particolare evento che ha influenzato il risultato finale di tutta la ricerca: essa fu infatti interrotta per via dei comportamenti imprevedibili e violenti degli studenti. Fin dai primi giorni i detenuti si strapparono le divise di dosso e si barricarono all’interno delle celle, iniziando a urlare contro le guardie che, in risposta, attuarono umiliazioni e intimidazioni.



Le guardie costringevano i prigionieri a cantare canzoni oscene, a defecare in secchi che non avevano il permesso di vuotare e a pulire le latrine a mani nude. Per l’intera durata dell’esperimento, i prigionieri mostrarono sintomi evidenti di disgregazione individuale e collettiva: svilupparono distorsioni della realtà e problemi emotivi gravi. Le guardie, invece, continuarono a comportarsi in modo sadico.

Ciò dettò la fine dell’esperimento, a fatica gestito dallo stesso Zimbardo. Questa notizia suscitò due reazioni opposte nei due gruppi: i prigionieri ne furono sollevati, mentre le guardie sembrarono quasi infastidite.

L'effetto Lucifero e l’abuso di potere

Processi psicologici e abuso di potere

La conclusione di questo studio fu che assumere un ruolo istituzionale induce all’adeguamento alle norme stesse dell’istituzione, che sfocia in un processo di deindividualizzazione: la perdita di responsabilità individuale connessa al diventare un tutt’uno col gruppo di appartenenza implica una bassa consapevolezza di sé, creando un indebolimento del senso di colpa, della vergogna e della paura e un’aumentata sensitività agli scopi e alle azioni commesse dal gruppo, e facilitando così l’attuazione di comportamenti antisociali anche da parte di un individuo apparentemente docile.



I processi psicologici responsabili della deumananizzazione dei prigionieri sono:

  • conformismo al gruppo;
  • obbedienza all’autorità (tipica degli ambienti militari/polizieschi in cui gli abusi possono essere giustificati o ordinati da un superiore);
  • disimpegno morale (integrazione di comportamenti totalmente opposti ai nostri principi che, proprio grazie all’integrazione, verranno considerati giusti);
  • fattori ambientali (Zimbardo studiò turni e luoghi in cui dormivano i soldati, scoprendo orari senza riposo e celle degradate).

 

Questo esperimento venne associato successivamente al caso della prigione di Abu Ghraib, dove alcuni militari statunitensi torturarono, umiliarono e seviziarono i prigionieri.

L’effetto Lucifero rappresenta uno studio fondamentale per la psicologia e, purtroppo, evidenzia dinamiche tutt’oggi riscontrabili.

L'effetto Lucifero e l’abuso di potere

[…] Sostenere che esista una dicotomia Bene-Male assolve “le persone buone” dalla responsabilità. Le libera dal dover prendere anche soltanto in considerazione il loro possibile ruolo nel creare, difendere, perpetuare o ammettere le condizioni che contribuiscono alla delinquenza, al crimine, al vandalismo, alle molestie, al bullismo, allo stupro, alla tortura, al terrore e alla violenza. “Così va il mondo, non si può fare granché per cambiarlo, e certo non posso farlo io”.

P. Zimbardo



Alexandra Francavilla

Autrice Freelance





 

criminologia

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