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Legittima difesa, cosa prevede la nuova legge - CriminalMente
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Legittima difesa, cosa prevede la nuova legge. Continua ad essere al centro del dibattito politico e giuridico la tematica inerente la legittima difesa,  oggetto di riforma con la recente legge 26 aprile 2019 n. 36  la quale interviene con significative modifiche sulla norma che consente ai privati di ricorrere all’uso della violenza per difendere sé stessi o altri da un grave pregiudizio.



La legittima difesa rientra, insieme ad altre fattispecie previste dalla legge, tra le cd. cause di giustificazione idonee a legittimare comportamenti che, in altre circostanze, costituirebbero reato: un atto delittuoso quale può essere, ad esempio, la lesione personale, non sarà dunque punito in presenza di una circostanza giustificatrice come la necessità di difendersi da un’aggressione.

La materia in esame è disciplinata dall’articolo n. 52 del Codice Penale italiano, il cui primo comma recita che “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”. Dalla lettura della norma si evince come i requisti tipici dell’istituto in esame siano rappresentati dalla necessità di commettere il fatto per difendersi, la tutela di un diritto proprio o altrui, il pericolo attuale di un’offesa ingiusta e la proporzionalità tra difesa e offesa, con riferimento ai beni giuridici coinvolti.

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Le recenti novità introdotte dall’attuale governo con la legge 26 aprile 2019 n. 36  (cd. “nuova legittima difesa”) non costituiscono il primo intervento del legislatore in materia: una precedente modifica si è avuta infatti nel 2006, con l’introduzione di un nuovo comma che prevede un caso speciale di legittima difesa domiciliare qualora un malintenzionato si introduca in un’abitazione senza il consenso del titolare; in tale circostanza, la proporzionalità tra difesa e offesa si presume per legge quando chi si trova legittimamente nel luogo violato utilizza un’arma (purchè la stessa sia legalmente detenuta e dichiarata) per difendere la propria o l’altrui incolumità o i propri o gli altrui beni, se vi è pericolo di aggressione;  la suddetta modifica lasciava peraltro invariati i requisiti tipici della legittima difesa precedentemente richiamati.

Con la nuova legge approvata dal Parlamento nelle scorse settimane, invece, il legislatore ha ritoccato la disciplina con modifiche più marcate rispetto al passato e che hanno portato a qualificare l’istituto come una nuova legittima difesa.



Tra le novità più rilevanti introdotte in materia, si segnala che nei casi di violazione di domicilio la proporzionalità tra difesa e offesa è sempre presupposta, ma non si tratta dell’unica modifica degna di nota: viene infatti espressamente esclusa la punibilità per eccesso colposo verso chi ha agito per la salvaguardia della propria o altrui incolumità in condizioni di grave turbamento dovuto alla situazione di pericolo; le pene per gli intrusi sono più severe; vi sono nuove regole in tema di responsabilità civile e risarcimento del danno.

L’articolo 1 della nuova legge modifica il testo dell’art. 52 del Codice Penale riconoscendo sempre la sussistenza della proporzionalità tra offesa e difesa”se taluno legittimamente presente nell’abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o la altrui incolumità, i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione”.  Affinchè possa configurarsi la legittima difesa non occorre che l’intruso maneggi un’arma, essendo sufficiente la sola minaccia di utilizzarne una, e non è indispensabile che tale minaccia sia rivolta alla persona.

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L’articolo 2 della riforma interviene invece sul testo dell’articolo 55 del Codice Penale in tema di eccesso colposo,  escludendo la punibilità di chi si è difeso in “stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto”. Il successivo articolo 3 della riforma prevede la possibilità  di ottenere la sospensione condizionale della pena per chi ha commesso un furto solo dopo aver pagato l’importo stabilito per il risarcimento del danno alla persona offesa.

La legge 26 aprile 2019 n. 36  inasprisce inoltre le pene previste per la violazione di domicilio e il furto in appartamento: la pena massima per la violazione di domicilio viene elevata a quattro anni di carcere, mentre si arriva a sei e sette anni in caso di furto in abitazione e scippo. Fino a sette anni di carcere anche per la rapina, mentre le sanzioni arrivano a un massimo di 2.500 euro.



Le modifiche incidono anche sulla connessa normativa civile, stabilendo che in caso di reazione legittima alla violazione domiciliare è esclusa ogni responsabilità patrimoniale, mentre nei casi di eccesso colposo sarà dovuta all’aggressore che abbia subito danni solo un’indennità invece che un risarcimento; la misura dell’indennità da corrispondere dovrà determinarsi secondo l’equo apprezzamento del giudice, che dovrà tener conto della gravità, del contributo causale e delle modalità di realizzazione della condotta del danneggiato. E’ prevista infine un’estensione del gratuito patrocinio, a prescindere dal reddito, a quanti abbiano commesso un delitto e si appellino alla scriminante della legittima difesa o dell’eccesso colposo per grave turbamento.

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In definitiva, la nuova legittima difesa interviene sulla difesa domiciliare, rendendola sempre legittima se finalizzata a respingere un’intrusione violenta, o con minaccia o uso di armi o altri mezzi di coazione fisica;  la presunzione di proporzionalità tra difesa e offesa non può tuttavia prescindere dagli altri requisiti previsti per la legittima difesa domiciliare, cioè la difesa della propria o  altrui incolumità o dei propri o altrui beni, in costanza di pericolo di aggressione.

La nuova normativa mira anche a rassicurare sul piano psicologico i privati cittadini lasciando supporre un maggior numero di assoluzioni o archiviazioni nei confronti di quanti si troveranno a reagire con le armi a chi si introduce illecitamente nel proprio domicilio, sebbene sia neccessario attendere l’applicazione in concreto delle nuove regole per valutarne il corretto funzionamento; viene inoltre introdotto un elemeno psicologico come scriminante nell’eccesso colposo, cioè lo stato di turbamento, la cui determinazione sarà però rimessa alla discrezionalità della magistratura che dovrà stabilire casisticamente se chi si è difeso con la propria arma versava in uno stato tale da giustificarne o meno la reazione.

 

Mariarita Cupersito

Autrice Freelance



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