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L'ultima lettera di Michele Ruffino

L’ultima lettera di Michele Ruffino. Si è ucciso, ha smesso di lottare. Aveva soltanto 17 anni e sognava di diventare un pasticcere. Vittima del bullismo, fino all’ultimo. Nel giorno del suo funerale un ragazzino avrebbe detto “Questo nella foto non può essere Michele, è troppo bello per essere lui“.



Ha lasciato una lettera, la sua ultima lettera. Sono in corso gli accertamenti da parte dei Carabinieri ma al momento in procura non esiste ancora un fascicolo con un reato specifico.

L'ultima lettera di Michele Ruffino

L’ultima lettera di Michele Ruffino

Hei,

Io ti scrivo questa lettera, la mia ultima lettera.

Si, hai capito bene, perché credo di non riuscirci più. Credo che tra poco mollerò tutto perché è questo che ho intenzione di fare. Mollare ogni cosa, ogni piccola cosa, anche la più banale. Credo di non avere più la forza. Nessuno me l’ha mai data, ed io, non l’ho mai accettata. Quel ragazzo moro o meglio, quasi moro, ha di nuovo i tagli sulle braccia e i tagli nel cuore. Ha di nuovo le lacrime agli occhi davanti allo specchio e non ha nessuno dietro che possa dirgli: “ehi, oggi sei maledettamente bello”!! E magari credergli anche.

Quel ragazzo moro, pur avendo preso peso, continua a sentirsi maledettamente una merda…per ogni paio di jeans che gli stanno larghi…quel tipo che ha sempre quel sorriso stampato in faccia, non capisce neanche più per cosa sta sorridendo. Quel mezzo moro ha sempre cercato in tutti i modi di far sorridere gli altri di salvarli dalla depressione, di non ucciderli…eppure lui è il primo a voler morire e nessuno se ne rende conto, nessuno. Nemmeno uno.

Ce ne fosse uno che lo guardasse negli occhi e che gli dicesse: “oh che hai”? E che fosse capace di non fargli rispondere il solito: “niente” o il suo solito: “io sto bene”!

Eppure tutti gli credono quando dice queste frasi fatte. E nessuno ha mai scostato le maniche della felpa e visto i suoi tagli, oppure i suoi occhi che affondavano in silenzio in un mare di parole e frasi mai pronunciate e tenute dentro come se non esistessero, eppure esistono tutte dentro di lui e per quante volte, qualcuno abbia provato a soccorrerlo, lui ha sempre detto … “sto bene”, per poi sorridere. Tutti ci hanno rinunciato dopo queste risposte. Tutti hanno mollato. “Perché’ non potrebbe farlo lui”? “E perché’ non potrebbe mettere un punto”? “Perché’ deve tenersi dentro tutto questo”? “E perché non mettere fine a questo male”? Tanto che gliene frega alla gente. Che gliene frega del “suo” male. Che gliene frega di come sta lui e delle sue lacrime. In sostanza che gliene frega alla gente di lui? Oh beh, nulla…è questo il fatto.

Eppure lui avrebbe bisogno di un “come stai” in più e anche di qualche urla in più per farlo parlare, ma dovreste armarvi di pazienza per non buttarlo con la testa contro il muro.

Perché è questo che vorrebbero fare tutti, perché per loro, tagliarsi perché ci si sente brutti e fuori posto, solo, maledettamente non accettato, è una puttanata, vero? dovreste armarvi di pazienza e orecchie in più, perché a forza di parlare, ve le frantumerà, perché voi non lo sapete, ma tante volte lui ha lottato e tante, troppe volte, lui ha perso e.…continua a farlo e non sa nemmeno per cosa sta lottando. Né per chi, né da quanto tempo.

Lui non sa nemmeno cosa sia la felicità.

Perché quella che ha avuto e durata quanto? Un giorno, due magari. Lui di felicità non ne parla mai, eppure ne scrive, e nessuno legge e si sente così stronzo al pensiero che nessuno mai potrà leggere ciò che scrive, perché tutto è racchiuso nei suoi occhi. Perché forse, nessuno sa quanto ho dovuto lottare contro la vita, e non solo per il fatto dell’autolesionismo. Perché per colpa di un vaccino ho sempre dovuto lottare, oltre che con la mia malattia, anche con la gente che, non essendoci nella problematica, non può capire e quindi, iniziano a chiamarti “down”; “stupido”; “anoressico”; “merda”; “quello magro”; “quello che non può camminare” o ancora peggio, “quello che ogni tre passi, cade”.

Ma anche quando cresci e inizi ad avere dei sogni e finalmente inizi a migliorare con la tua malattia, purtroppo inizia un altro grande problema. Quello di non riuscire ad accettarsi e quindi, dopo intere battaglie, inizi anche a vedere i tuoi sogni scomparire diventando difficile andare avanti.

Io, con questo sfogo, ti volevo dire addio e soprattutto ti volevo ringraziare di avermi reso un po’ felice in questi ultimi giorni. Avrei voluto tantissimo conoscerti di persona, ma purtroppo non ci sarà mai l’occasione.

Redazione CriminalMente



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