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I social network sono, ormai, diventati uno strumento massicciamente e quotidianamente utilizzato da ognuno di noi. Proprio in tal senso, l’intervento tenuto dal professor Alessandro Meluzzi riguardante la security, dalle note a volte pungenti e a volte drammaticamente toccanti, ci permette di comprendere uno degli spaccati che meglio rappresentano la nostra società, in bilico tra privacy e tecnologia.

il mondo della security

Basti pensare ai casi di cronaca piuttosto celebri, come il suicidio di Tiziana Cantone, che hanno portato a conseguenze terribili, dovuti alla trasmissione massiccia di immagini, all’interno dei social media.

Quindi, la connessione tra libertà e security non sempre può essere definita direttamente proporzionale. C’è stato, infatti, un gradiente di tipo sociale, mediatico e criminologico, che ha portato la nostra società a sacrificare pezzi di libertà. Un esempio tipico potrebbero essere i sistemi di videosorveglianza, sparsi all’interno di ogni città, i quali rendono le nostre vite, da un lato, più sicure, ma dall’altro, altamente tracciabili.

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A ciò si sono aggiunti i social network, che hanno reso le nostre vite oggettivamente e soggettivamente tracciabili: chiunque può avere uno spaccato perfetto della vita dell’altro. Attraverso Facebook, Twitter, Whatsapp, siamo in grado di rendere ogni punto del pianeta trasmettitore e allo stesso tempo ricevente.

La security violata nei social media

I media non sono neutri nel messaggio che veicolano, ma rivestono una funzione plastica sul messaggio stesso. Ci sarebbe stata l’epoca delle grandi dittature senza la radio?“, ha commentato il professor Meluzzi. In questo senso, un messaggio diventa virale grazie alla sua appetibilità: “La prima parola indicizzata su Google è sex  e questo ci fa capire come un messaggio con contenuti sessuali più o meno allettanti possa diventare facilmente virale“, ha spiegato il professore.

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Ricollegandosi al caso di Tiziana Cantone, si può comprendere, quindi, il fatto che sia necessaria un’educazione alla prudenza, nel momento in cui viene utilizzato il web: “La sicurezza è inesistente. Sono cose che hanno fatto dei morti. Il mondo del web e dei media è un po’ come l’oceano: ci sono pesci velenosi, altri grandi ma buoni, ci sono le orate ma anche gli squali. L’importante è cercare di non pescare uno squalo bianco“.

Videosorveglianza e security: il cittadino si sente davvero sicuro?

Ormai, nelle nostre città è facilmente possibile imbattersi in un sistema di videosorveglianza e ognuno di noi, quando si aggira in una strada, è a conoscenza dei rischi che quella stessa strada può avere. Ad esempio, sa che città quali Zurigo sono poco pericolose, mentre Rio de Janeiro ha un grado di pericolosità molto elevato. Per cui, il grado di security è diversa da città  a città: “Potremmo riempire di telecamere Rio e la situazione non cambierebbe“.

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Inoltre, i sistemi di videosorveglianza creano un effetto deterrente pressoché nullo: le persone che commettono un reato, normalmente, sono mascherate o si muovono all’interno di una criminalità organizzata piuttosto pulsante. Per questo motivo, nel campo della security, è più utile uno strumento legato alla sicurezza del corpo, come il braccialetto elettronico atto a segnalare che lo stalker si sta avvicinando alla sua vittima.

Ilaria Cabula

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