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Mentire Inconsapevolmente – Ci possono essere altri errori? – CriminalMente
mentire inconsapevolmente - ci possono essere altri errori
Tempo di lettura: 2 minuti

L’identificazione dell’autore di un crimine è spesso soggetta a errori commessi dai testimoni e dalle vittime“, così si è conclusa la seconda parte di questo approfondimento. Ma la “colpa” è sempre dei testimoni, o ci possono essere altri errori?

Anche gli investigatori commettono errori, quelli dove incorrono più frequentemente in fase di riconoscimento sono:

  • Dare per scontato che il reo sia tra le persone mostrate;
  • Pressare il testimone ad effettuare una scelta;
  • Porre al testimone delle domande in merito al sospettato, ma non fargli le stesse domane riguardo agli altri soggetti del confronto;
  • Incoraggiare il riconoscimento chiedendo se “c’è qualcuno di familiare”;
  • Lasciar trapelare l’aspettativa di ottenere il riconoscimento, rendendo evidente al testimone chi è il sospettato;
  • Riferire al testimone, in seguito al riconoscimento che la sua scelta è corretta.



Come si possono evitare questi problemi?

Alcune ricerche suggeriscono l’utilizzo di una modalità definita a doppio cieco, in cui l’agente che conduce il testimone al confronto non si occupa dell’indagine oppure non conosce quale sia l’individuo sospettato, così da evitare di influenzare il testimone.

Un’altra procedura di riconoscimento potrebbe essere quella del riconoscimento sequenziale, in questo caso le persone o le foto vengono presentate una alla volta, facendo trascorrere un certo lasso di tempo tra un’esposizione e l’altra. In questa procedura viene chiesto al testimone di confrontare ciascun soggetto con il ricordo che ha del colpevole, senza effettuare confronti tra le persone che gli vengono mostrate.

I risultati di questa procedura sono incoraggianti, in quanto i falsi positivi scendono al di sotto del 50%.

Poiché il sistema giudiziario avverte sempre più la necessità di una tecnica che permetta di valutare la sincerità nelle dichiarazioni, sono stati studiati diversi strumenti, tra i quali:

  • Analisi della realtà delle dichiarazioni, si basa sull’ipotesi che sia ragionevole aspettarsi che i racconti di eventi realmente esperiti differiscono per alcune caratteristiche, che riguardano la storia, il modo di raccontarla, la coerenza dei fatti riportati;
  • Giudizio di validità delle dichiarazioni, è composta da tre componenti: intervista strutturata, analisi del contenuto basata sui criteri, lista di controllo della validità. Tutte le informazioni vengono integrate per formulare un giudizio finale di genuinità del resoconto;
  • Monitoraggio della realtà, si basa sulla teoria che i ricordi percepiti sono associati ad un alto livello di informazione sensoriale esterna, mentre quelli inventati risultano da processi cognitivi creativi e contengono più riferimenti a sé.

Si può quindi concludere che valutare la veridicità di una testimonianza non è un’impresa da poco. Alcuni studi infatti, hanno  anche dimostrato che nemmeno le persone che per la loro professione sono più esposti ai mentitori, come ad esempio i poliziotti, riescono grazie alla loro esperienza ad individuare la menzogna.

Non  esistono segnali universali, ma solamente il buon senso e l’esperienza che suggerisce la valutazione ai professionisti.

Dobbiamo comunque tenere a mente che in assenza di prove corroboranti, è difficile anche per il più esperto dei valutatori differenziare i ricordi veri da quelli falsi o indotti ad esempio attraverso la suggestione.

 



Mary-Jo Sapuppo

Redazione CriminalMente





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