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Mentire Inconsapevolmente – Perché si mente? – CriminalMente
mentire inconsapevolmente- perché si mente
Tempo di lettura: 2 minuti

 

Secondo il Professor Robert Feldman, docente di psicologia presso l’università del Massachusets, mentire è un’abilità sociale ma non è programmata geneticamente. Noi tutti impariamo a mentire e lo insegniamo ai bambini attraverso l’imitazione.



E’ possibile stabilire se una persona mente o meno?

Quando una persona siede al banco dei testimoni e riferisce su quanto ha vissuto in prima persona, più che la verità presenta una sua personale rappresentazione della stessa.

Infatti, nel momento in cui si è chiamati a riferire di quanto si è stati testimoni si innesca un meccanismo di recupero delle informazioni relative all’evento, immagazzinate nella memoria, e una rielaborazione delle stesse.

La memoria è un processo psichico complesso che consente all’individuo di codificare, immagazzinare e recuperare le informazioni attraverso un’attiva rielaborazione dei contenuti. Questo implica che il contenuto rievocato sia una ricostruzione dell’informazione originaria.

Dalla codifica fino alla rievocazione, ciascuno di noi è influenzato dalle conoscenze che già possiede sul mondo e sullo stato delle cose e dagli schemi e gli script che utilizza per organizzare tali conoscenze: essi plasmano il modo in cui un oggetto, un evento o una situazione verranno poi percepiti, codificati e rappresentati nella memoria a lungo termine (MLT) e vanno ad innescare quel ragionamento deduttivo che, tramite inferenze consente di colmare i vuoti del ricordo, consentendo alla persona di ricostruire i puzzle del ricordo per intero.



La stessa cosa vale per la testimonianza, in ambito giuridico l’attendibilità di una testimonianza è influenzata dall’accuratezza e dalla credibilità. L’accuratezza si fonda sulla capacità del soggetto di ritenere e di riprodurre gli stimoli e identifica gli aspetti percettivi e cognitivi della testimonianza, ponendosi nel rapporto tra la realtà soggettiva e la realtà oggettiva; la credibilità riguarda invece il rapporto tra ciò che si ritiene di sapere e le motivazioni nel dichiararlo, ed è quindi il rapporto tra la realtà soggettiva e la realtà riferita.

Bisogna considerare alcuni fattori, quali l’intenzionalità a ricordare nel momento in cui si assiste all’evento, l’interpretazione che è stata data all’evento al momento della codifica, il tempo trascorso e le inferenze che il testimone subisce tra il momento in cui assiste all’episodio e il momento in cui è chiamato a testimoniare.

È altresì importante esaminare i fattori che intercorrono prima dell’evento, sia quelli costituenti le fasi del processo mnestico, e infine le azioni ed i processi che accadono dopo l’evento e che potrebbero alterarne la ritenzione ed il recupero.



Mary-Jo Sapuppo

Redazione CriminalMente





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