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narrazioni (poco) uniformi

Si è svolto in Sala Grande, presso la sede del Circolo dei Lettori, l’evento intitolato “Narrazioni (poco) uniformi: quando la divisa e la scrittura si incontrano”, firmato Torino Crime Festival 2018 e moderato dal Direttore Fabrizio Vespa, con la partecipazione di Biagio Fabrizio Carillo, scrittore e criminologo e Deborah Brizzi, scrittrice.



Narrazioni (poco) uniformi

Durante l’incontro i due autori hanno avuto modo di raccontare al pubblico presente in sala come sia nata in loro la passione di scrivere romanzi noir.

E’ stato quindi approfondito più da vicino il connubio che tanto li riguarda, quello tra l’essere scrittori e l’appartenere alle Forze dell’Ordine.

Per Biagio Fabrizio Carillo tale passione nasce principalmente a seguito di un  incontro, persino casuale, avuto con lo scrittore e saggista torinese Massimo Tallone. Deborah Brizzi trae ispirazione per i suoi racconti dalla sua precedente attività professionale all’interno della squadra volanti della Questura di Milano.

narrazioni (poco) uniformi

Nel corso dell’evento è stata sottolineata una delle caratteristiche principali per le quali un romanzo noir differisce da un giallo; laddove il primo è contestualizzato e si basa sul “qui ed ora”, l’altro possiede più un connotato storico.

La stanza chiusa e La saga di Lola

In “La stanza chiusa” di Deborah Brizzi, l’autrice narra un nuovo intricato caso da risolvere per l’ispettrice Norma Gigli. Luogo d’indagine è un condominio milanese. “Ho vissuto nel condominio di cui parlo. Un condominio è una piccola comunità e descriverlo è stato un modo per descrivere una fetta della società” racconta la Brizzi. E continua: “ Ho scelto una protagonista donna perché riesco a misurami più con l’universo femminile. Le donne leggono anche ad un livello qualitativamente più alto”.

Biagio Fabrizio Carillo ha scritto diversi libri noir con Massimo Tallone. Nel novero compaiono “Le maschere di Lola”, “La riva destra della Dora”, “Il postino di Superga”, “La curva delle cento lire” e “La casa della mano bianca”, le cui vicende sono interamente ambientate a Torino.

narrazioni (poco) uniformi

 “I nostri libri cercano di essere inerenti alla realtà, alla quale applichiamo le tecniche investigative” afferma Carillo. E’ questo il motivo per il quale gli autori sostengono quella corrente di pensiero nota come “umanesimo urbano”, occupandosi di questioni reali.

 “Facciamo leggere le prime pagine a delle persone, non necessariamente esperte del settore” prosegue Carillo; se arrivano a finire di leggere il primo capitolo, la “mission” è raggiunta. Il loro intento è quello di stupire i lettori, colpendoli con un forte impatto.

 

Carmen Leotta

Redazione CriminalMente



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