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Nella testa del giallista

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Qual è  il delitto perfetto?

Se lo domanda Massimo Tallone celebre scrittore di gialli che per una sera decide di stendersi sul lettino della psicanalista Daniela Ronchi Della Rocca. Il giallista non sa più cosa vuole né cosa desidera.

Scrivere gialli è la soluzione per saper convivere con il tema della morte, “in questo modo uccido simbolicamente ed essere morti vuol dire non sentirsi ricattati dalla morte stessa“.

La domanda arriva pronta dalla psicanalista: “Come si sente quando uccide un personaggio?

“Il primo che uccisi era un uomo rozzo, un delinquente, ma per un mese non riuscii a scrivere, non ce la facevo ad ucciderlo. Perché non riuscivo? Perché con l’umorismo potevo inventare storielle fin dall’età di sedici anni? Scrissi “La mano monca“, storia della mano che cercava il monco. A mio padre non piacque affatto, per la cronaca. Non ero pronto alla morte da giallista, imparai ad applicare la tecnica omicida col tempo”.

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L’analista parla allora di emozioni confuse, forse qualche pensiero di onnipotenza dovuto al conflitto con il padre, ma lo scrittore la ferma immediatamente: “Non sono qui per parlare di identità, mi rendo conto di avere un problema, una persona sana non scriverebbe mai una riga. Umorismo, scrittura e lettura, questi sono i tre alleati del saper uccidere. A me manca riuscire a fondere l’arte con la vita“.

Improvvisamente l’analista si accascia a terra in quello che pare un dolore lancinante, perdendo i sensi. Il giallista con un’espressione soddisfatta si alza in piedi, mentre il pubblico spaventato tira un sospiro di sorpresa e inquietudine.

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Il tutto si conclude con i due protagonisti che si alzano e si godono gli applausi dopo una grande interpretazione.

Tallone in qualche modo ha ucciso la psicanalista, ma come? Solo dopo ci accorgiamo del vistoso anello che lui porta sul dito il quale nasconde una pompetta con cui avrebbe avvelenato l’acqua poi bevuta dalla donna. Sul tavolo c’erano anche delle caramelle, l’antidoto al veleno, che lo scrittore offre numerose volte, ma che lei, da buona professionista etica, nel rispetto del codice deontologico rifiuta, per non inquinare il setting e creare una relazione col paziente che fosse al di fuori della dimensione terapeutica. Diagnosi: sociopatico perverso, ha anche cercato di scaricarsi la coscienza offrendo l’antidoto. Brutta notizia, la psicologa ci dice che non si guarisce.

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A giugno uscirà il quinto lavoro di Tallone e Carillo, la continuazione della saga di Lola. In uscita con La Stampa.

Giulia Puzzo

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