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Niente servizi sociali per Rudi Guede – CriminalMente
Tempo di lettura: 3 minuti

Niente servizi sociali per Rudi Guede. Il tribunale ha respinto la richiesta, presentata da Guede, di essere affidato ai servizi sociali. L’uomo si trova in carcere per scontare la pena di 16 anni per l’omicidio di Meredith Kercher.



Tuttavia, a Rudi Guede è stata concessa la semilibertà. In questo modo potrà collaborare con il Centro Studi Criminologici di Viterbo. La collaborazione durerà alcune ore al giorno, al termine delle quali dovrà tornare in carcere.

Niente servizi sociali per Rudi Guede. La notifica del provvedimento

Niente servizi sociali per Rudi Guede

L’udienza si era tenuta il 20 settembre 2019, ma è stata notificata ieri al detenuto. Le richieste dell’avvocato di Guede, Fabrizio Ballarini, sono state accolte in parte. Gli operatori e gli psicologi della Casa circondariale di Viterbo hanno definito il comportamento di Guede come “esemplare”. Il tribunale ha preso atto della qualità del percorso sia didattico che umano da parte dell’uomo di origine ivoriana.



Guede ha già scontato 12 anni della sua pena. La sua collaborazione con il CSC di Viterbo già avveniva, ma in base all’art. 21 dell’ordinamento penitenziario.

La semilibertà e il lavoro all’esterno

L’ art. 21 dell’ordinamento penitenziario riguarda, appunto, il lavoro all’esterno:

  • 1. I detenuti e gli internati possono essere assegnati al lavoro all’esterno in condizioni idonee a garantire l’attuazione positiva degli scopi previsti dall’articolo 15. Tuttavia, se si tratta di persona condannata alla pena della reclusione per uno dei delitti indicati nei commi 1, 1-ter e 1-quater dell’articolo 4- bis, l’assegnazione al lavoro all’esterno può essere disposta dopo l’espiazione di almeno un terzo della pena e, comunque, di non oltre cinque anni. Nei confronti dei condannati all’ergastolo l’assegnazione può avvenire dopo l’espiazione di almeno dieci anni.
  • 2. I detenuti e gli internati assegnati al lavoro all’esterno sono avviati a prestare la loro opera senza scorta, salvo che essa sia ritenuta necessaria per motivi di sicurezza. Gli imputati sono ammessi al lavoro all’esterno previa autorizzazione della competente autorità giudiziaria.
  • 3. Quando si tratta di imprese private, il lavoro deve svolgersi sotto il diretto controllo della direzione dello istituto a cui il detenuto o l’internato é assegnato, la quale può avvalersi a tal fine del personale dipendente e del servizio sociale.
  • 4. Per ciascuno condannato o internato il provvedimento di ammissione al lavoro all’esterno diviene esecutivo dopo la approvazione del magistrato di sorveglianza.
  • 4-bis. Le disposizioni di cui ai commi precedenti e la disposizione di cui al secondo periodo del comma sedicesimo dell’articolo 20 si applicano anche ai detenuti ed agli internati ammessi a frequentare corsi di formazione professionale all’esterno degli istituti penitenziari.



La semilibertà, invece, è regolata dall’art. 50 dell’ordinamento penitenziario:

  • 1. Possono essere espiate in regime di semilibertà la pena dell’arresto e la pena della reclusione non superiore a sei mesi, se il condannato non è affidato in prova al servizio sociale.
  • 2. Fuori dai casi previsti dal comma 1, il condannato può essere ammesso al regime di semilibertà soltanto dopo l’espiazione di almeno metà della pena ovvero, se si tratta di condannato per taluno dei delitti indicati dal comma 1 dell’art. 4-bis, di almeno due terzi di essa. L’internato può esservi ammesso in ogni tempo. Tuttavia, nei casi previsti dall’art. 47, se mancano i presupposti per l’affidamento in prova al servizio sociale, il condannato per un reato diverso da quelli indicati delitti indicati nei commi 1, 1-ter e 1-quaterdell’art. 4-bis può essere ammesso al regime di semilibertà anche prima dell’espiazione di metà della pena.
  • 3. Per il computo della durata delle pene non si tiene conto della pena pecuniaria inflitta congiuntamente a quella detentiva.
  • 4. L’ammissione al regime di semilibertà é disposta in relazione ai progressi compiuti nel corso del trattamento, quando vi sono le condizioni per un graduale reinserimento del soggetto nella società.
  • 5. Il condannato all’ergastolo può essere ammesso al regime di semilibertà dopo avere espiato almeno venti anni di pena.
  • 6. Nei casi previsti dal comma 1, se il condannato ha dimostrato la propria volontà di reinserimento nella vita sociale, la semilibertà può essere altresì disposta successivamente all’inizio dell’esecuzione della pena. Si applica l’art. 47, comma 4, in quanto applicabile.



Roberto Molino

Redazione CriminalMente





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