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I nuovi terrorismi e l’ISIS: la criminalità trans-nazionale e il business dei flussi migratori.

I nuovi terrorismi e l’ISIS

Incontro sui terrorismi con Claudio Bertolotti, membro dell’Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies (ITSTIME), Stefano Dambruoso, ex magistrato e deputato e Germano Dottori, docente di Studi Strategici presso la LUISS Guido Carli.

Esistono ben 180 definizioni di “terrorismo”, pertanto 180 modi diversi di definire un atto di natura terroristica.

Il terrorismo è mutato radicalmente nel tempo. Quello che vediamo oggi è diverso da quello degli anni ’70-’80, e da quello degli anni 2000.

I nuovi terrorismi e l’ISIS

Oggi il terrorismo è fluido, svincolato da confini di natura territoriale. Ciò che non è venuto meno è il potenziale di minaccia. Si tratta di un terrorismo interno che da un approccio convenzionale, basato sull’utilizzo di plotoni di carri armati, è passato alla cosiddetta “arma di prossimità”. Questo comporta lo sfruttamento di un soggetto per colpire ciò che non rientra nell’ottica dello Stato Islamico.

La capacità comunicativa è il fulcro del dilagante terrorismo. Esistono infatti riviste che fungono da veri e propri manuali. Queste istruiscono i neofiti su come andare a colpire il nemico nei suoi confini naturali, ovvero al di fuori dello Stato islamico.

I nuovi terrorismi e l’ISIS

Un attentato ad esempio alla Francia non è finalizzato a colpire solo la Francia stessa, ma l’intera Europa e, in generale, il mondo occidentale.

L’Italia ne risente indirettamente, ma rimane in apparenza esente da grossi attacchi terroristici. Questo principalmente per due ragioni. Ha un sistema di Intelligence molto efficiente, che permette di sventare in tempo possibili minacce terroristiche. La seconda motivazione è invece generazionale. Infatti, in Italia, non c’è ancora una seconda generazione di immigrati musulmani. Cioè quella pronta a criticare in maniera massiccia il modello di insediamento e a rivendicare i dettami del proprio.

I nuovi terrorismi e l’ISIS

Inoltre è doveroso riportare che l’Italia, in occasione del drammatico caso di Charlie Hebdo, alla fine del 2015, si è mossa in un’ottica fortemente repressiva, introducendo norme severe, corrispondenti al rischio emerso prepotentemente in Europa. Tali norme possono sembrare eccessivamente anticipatorie della soglia di punibilità. Tuttavia una risposta incisiva è necessaria per rivalorizzare il settore della sicurezza. A maggior ragione a seguito di un atto terroristico.

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È altre sì importante intervenire sul dialogo inter religioso e interculturale, quindi sul piano della prevenzione. La prospettiva è quella di investire soprattutto nelle scuole e nelle carceri. Questo per insegnare agli operatori a gestire la multiculturalità e per trovare un punto di incontro autentico con la comunità musulmana.

Anna Pavanello

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