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Accenni di Criminal Profiling: Personation e Signature - CriminalMente
personation e signature

Con i termini Personation e Signature vengono identificati ulteriori due concetti alla base del Criminal Progiling. Negli articoli precedenti sono stati affrontati i due macro concetti del Modus Operandi e della Classificazione “Organizzato e Disorganizzato”.

Come sappiamo, la scena del crimine rappresenta per l’offender il terreno su cui riversare le sue fantasie. Fantasie che con lo scorrere del tempo si fanno sempre più pressanti e che conducono il soggetto a farle diventare realtà. Questo aspetto viene identificato dal Profiler come: Personation.

Personation e Signature: Definizioni

Con il termine Personation si identifica la proiezione, sul crimine e – di conseguenza – sulla scena, delle fantasie che l’offender elabora prima di passare all’atto. E’, dunque, un comportamento che va oltre ciò che è strettamente necessario per l’esecuzione del crimine, rendendo originale ed unica la condotta dell’offender.

La ripetizione in più crimini di tale processo prende il nome di Signature.

Con il termine Signature si identifica quell’aspetto della fattispecie criminosa che comunemente chiamiamo “Firma”. Questa, a differenza del Modus Operandi, è fissa; rappresenta proprio il segno distintivo dell’offender e dei delitti ad esso attribuiti. 

Un esempio di Signature nei crimini seriali potrebbe essere quello che si definisce: Overkill

L’Overkill consiste, ad esempio, in un eccesso di ferite sul corpo delle vittime non necessarie ai fini della loro morte. Potrebbe identificare, dunque, un eccesso di rabbia e sadismo da parte dell’offender nei confronti delle sue vittime.

Da ciò si evince che Personation e Signature sono strettamente legate, in quanto l’una rappresenta l’estensione dell’altra.

Caso Concreto

Ted Bundy. Tutti, almeno per sentito dire, conoscono la fama di Bundy. Egli è un serial killer statunitense che ha operato tra il 1974 e il 1978, uccidendo almeno 30-35 giovani donne, ma non si esclude che possa aver compiuto atti criminali già negli anni ’60. Già da queste primissime informazioni generiche è possibile notare come agisce la furia omicida: probabilmente, in quattro anni, Bundy ha ucciso 30 donne circa. Le fantasie del soggetto che, con molta probabilità, si facevano strada in lui già prima del primo omicidio, dovevano esplodere e lo hanno fatto nel peggiore dei modi. Egli non si sarebbe mai fermato, questo è certo. In una delle sue ultime dichiarazioni affermerà: 

Semplicemente mi piaceva uccidere. Io volevo uccidere”.

Tralasciando gli aspetti personologici del soggetto, Bundy talvolta rimaneva sulla scena del crimine per avere rapporti sessuali con i cadaveri in decomposizione almeno finché la putrefazione non era tale da rendere questi atti impraticabili. Ha decapitato almeno 12 vittime, conservandone le teste nel suo appartamento come trofeo. Già questo ci dice qualcosa della personalità del soggetto e ci permette di accumulare informazioni utili per indirizzare le indagini nella giusta direzione. Bundy era un brillante manipolatore ecco perché, ancora oggi, non si conosce il numero esatto di donne vittime della sua furia omicida.

Come è possibile notare, ogni passaggio del processo omicida dell’offender non può essere tralasciato per un duplice ordine di motivi:

  • Attribuire più omicidi alla stessa mente e alla stessa mano;
  • Studiare il soggetto da ciò che lascia sulle vittime e sulla scena del crimine; questi lascia sempre qualcosa di sé, della sua storia, delle sue fantasie attraverso cui è possibile ricostruirne la personalità

Sharon Angelucci

Autrice Freelance

Riproduzione Riservata.

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