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Propaganda fascista: giusto punirla? Il ddl Fiano che regola il reato di propaganda fascista è passato alla camera con non poche polemiche da parte di diversi ambienti della politica. Tuttavia, non intendiamo occuparci di politica, argomento ben lontano dalla nostra mission.



L’idea di questo articolo nasce per discutere l’effettiva applicazione di una norma come l’attuale legge n.645 del 20 giugno 1952, nota ai più come “legge Scelba” o Apologia di fascismo.

Propaganda fascista: giusto punirla?

La legge sanziona chiunque, in forma di associazione, di movimento o di gruppo, miri alla ricostruzione del disciolto partito fascista. Quindi il riferimento è al Partito Nazionale Fascista, al Partito Fascista Repubblicano, e al Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori.

La pena prevista per la trasgressione della norma è l’arresto dai 18 mesi ai 4 anni. Ma nel 1956, dopo 4 anni dalla promulgazione della legge, si sollevò la questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte. Questione respinta.

propaganda fascista

La legge Scelba, poi, è stata rivista dalla Legge Mancino del 1993 che è il testo di riferimento nell’ordinamento italiano per la repressione dei crimini d’odio. La norma punisce azioni e slogan legati al nazifascismo e alla discriminazione per razza, etnia, religione o nazionalità.

L’applicazione della norma

Un caso recente di applicazione della legge Scelba è quello dei 16 militanti di estrema destra condannati per aver fatto, durante una manifestazione, il saluto fascista, aver esposto striscioni inneggianti ai camerati e sventolato numerose bandiere con croci celtiche. Un mese di reclusione e 250 euro di multa a testa.



Tuttavia, i fascisti e i neofascisti in Italia rimangono, spesso, impuniti. Come le circa mille persone che si sono recate al cimitero di Musocco di Milano a “rendere omaggio” alle tombe dei soldati della Repubblica Sociale. Tutti, in un preciso momento, hanno alzato il braccio al cielo, facendo il saluto fascista. Nessuna condanna.

Nessun problema nemmeno per Facebook dove si trovano decine di gruppi, pagine, e profili privati con immagini inneggianti Benito Mussolini, con frasi di speranza di ritorno del fascismo in Italia, e con la parola “fascismo” ben evidente e chiara.

propaganda fascistaAnche il professor Seminara, ordinario all’Università di Pavia conferma l’impossibilità di fare affidamento sul diritto penale, la materia che lo stesso docente insegna. “Non possiamo fare affidamento sul diritto penale, quindi sulla repressione. Francamente non penso che certe persone, quelle che appunto esaltano il fascismo, cambierebbero mentalità con una lungodegenza in carcere. Ritengo che la punizione, per quanto spesso necessaria, non possa essere la risposta“.

Roberto Molino

Redazione CriminalMente



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