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Revenge porn: una trappola virtuale del “dark web”. Letteralmente “vendetta porno“. È questo il significato che si attribuisce all’odiosa pratica di diffusione di foto o video sessualmente espliciti fatti in momenti privati e pubblicati in rete senza il consenso della persona coinvolta. L’intento è solitamente quello di umiliare il soggetto ritratto in foto o ripreso in video a sua insaputa, a scopo di ritorsione o vendetta personale.



A divulgare questo materiale sono molto spesso gli ex o persone facenti parte della cerchia di amici e familiari. Mentre, i principali luoghi di diffusione sono le chat e i gruppi su Facebook e Whatsapp, ma anche specifici siti o forum in cui si condividono immagini personali di questo tipo.

Revenge Porn

Revenge porn. Una pratica assai diffusa: il caso delle liceali di Modena

Quello del revenge porn è un fenomeno molto in voga anche tra gli adolescenti. Basti pensare al recente caso di un gruppo di 63 studentesse di un liceo di Modena, abituate a scambiarsi foto che le ritraevano nude in una chat di Whatsapp.

«Abbiamo iniziato la chat dopo la fine della scuola, durante le vacanze estive, un po’ per noia, un po’ per divertirci. Ma pensavamo rimanessero solo fra noi, per scherzare e ridere, non avremmo mai fatto scatti da distribuire in giro», dice una di loro.

Queste stesse foto sono state in parte «rubate» e spedite senza il loro consenso su WhatsApp, Instagram, Snapchat a compagni di scuola. Fu successivamente contattata la Polizia Postale ed aperta un’indagine.

Revenge Porn

Cosa dice la legge a riguardo?

È l’universo femminile ad essere maggiormente interessato dal fenomeno del revenge porn. Tutelare le donne vittime di questa pratica è veramente molto difficile, poiché spesso accade che esse siano consenzienti al momento della ripresa o dello scatto, ma non al momento della diffusione.

Inoltre, secondo quanto introdotto dagli articoli 610 e 615 bis del nostro codice penale, se non si tratta di scatti rubati da luoghi di privata dimora, ma dal web o da altri luoghi quali bagni pubblici, palestre, camerini, la vittima potrà fare ben poco.

Attualmente in Italia non è prevista una legge a tutela delle vittime del revenge porn; pertanto quest’ultimo non è inquadrabile esplicitamente come un reato. Alla  Camera è depositata una proposta di legge, ferma da settembre 2016. Secondo quanto attestato dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il revenge porn sarebbe già stato in parte normalizzato dal decreto legislativo firmato a settembre, secondo cui

“si prevede una pena fino a 4 anni per chi al fine di recare danno all’altrui reputazione o immagine, riprende o registra un colloquio privato. La punibilità è esclusa per il diritto di cronaca e se il colloquio serve a fini giudiziari”.

Tale decreto ha insito in sè un limite: il revenge porn non si formalizza mediante registrazioni fatte di nascosto e all’insaputa della vittima. Al contrario, la persona interessata è assolutamente consapevole ed acconsente alla registrazione di foto e video. Il problema sussiste dopo. E’ infatti la diffusione (non autorizzata dalla vittima) di tale materiale a configurare reato ed è su questo punto che andrebbe prevista una norma di contrasto.

 

Carmen Leotta

Redazione CriminalMente



1 thought on “Revenge porn: una trappola virtuale del “dark web”

  1. Chiara e dettagliata l’analisi dell’argomento, precise e puntuali le informazioni.
    Anche la conclusione risulta azzeccata poiché dà adito ad ulteriori argomentazioni legislative.
    Complimenti Carmen

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