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Roma: operazione “Via del Mare” contro i clan a Ostia. Azzerate le due bande che puntavano a prendere il posto delle famiglie storiche della zona, i Fasciani e gli Spada. La loro guerra, tra spari in aria in pieno giorno davanti a luoghi frequentati, come il bar “Grease” o il multisala “Cineland” di Ostia. E nessuno denunciava.



E’ stata effettuata un’operazione della polizia sul litorale romano tra Acilia, Ostia, Dragona e Dragoncello per scardinare due organizzazioni criminali, attraverso l’arresto dei loro capi, che si stavano da tempo fronteggiando a colpi d’arma da fuoco per l’egemonia territoriale. La Squadra Mobile ha eseguito sei misure cautelari e diverse perquisizioni, emesse dal Gip di Roma su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia capitolina.

Roma: operazione “Via del Mare” contro i clan a Ostia. Alcuni racconti.

Spari in aria in pieno giorno davanti a luoghi frequentati, come il bar “Grease” o il multisala “Cineland” di Ostia. Persone affacciate alle finestre che improvvisamente chiudono le serrande. Due diversi clan che si fronteggiano alla luce del sole, davanti a tutti. Una guerra per il controllo del territorio dopo i numerosi arresti che hanno “fiaccato” i clan storici della zona, quello dei Fasciani e degli Spada. Accade sempre quando si crea un vuoto di potere criminale. Ma stavolta sono stati stroncati sul nascere”.

Roma: operazione “Via del Mare” contro i clan a Ostia

L’indagine, coordinata dal Procuratore vicario Michele Prestipino e dal pubblico Ministero Mario Palazzi,  ha sgominato i nuovi gruppi criminali che stanno pian piano occupando il terreno lasciato libero da clan storici del litorale come gli Spada e i Fasciani, dimezzati da arresti e condanne. Da una parte il clan dei Costagliola, conosciuti come i “napoletani di Acilia”. Dall’altra i Sanguedolce legati anche a vincoli di parentela col noto pregiudicato di Ostia, Marco Esposito detto “Barboncino”. La pericolosità dei nuovi clan emerge da almeno tre gli episodi considerati “rilevanti” dagli inquirenti.



Sei persone tra le quali i capi di due clan che si contendevano il predominio alle porte di Roma sono state arrestate dalla polizia nell’operazione “Via del Mare” tra Acilia, Ostia, Dragona e Dragoncello. 

Ad eseguire le misure cautelari la Squadra Mobile di Roma, coadiuvata da personale del Reparto Prevenzione Crimine Lazio, dell’U.P.G.S.P. e unità cinofile. I destinatari sono accusati, a vario titolo, di tentato omicidio, sequestro di persona, porto abusivo di armi da sparo, esplosione di colpi di arma da fuoco in luogo pubblico e lesioni personali aggravate. Si tratterebbe di due noti gruppi rivali. L’uno collegato alla criminalità romana, l’altro a quella di matrice campana, attivi nel controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti tra Acilia, Ostia e Dragona.

Roma: operazione “Via del Mare” contro i clan a Ostia

Gli inquirenti hanno ricostruito vere e proprie scene da Far West, avvenute davanti a centinaia di persone, in piazza e al cinema, e scoperte da quest’ultimi, soltanto grazie alle riprese delle telecamere e alle intercettazioni. Nessuno infatti ha mai denunciato alle forze dell’ordine quanto visto. Un fatto, questo, che, sottolineano gli investigatori:

Fa comprendere il clima di omertà imposto dal terrore che le due organizzazioni criminali incutevano“. Così il gip Roberto Saulino definisce l’ambito in cui sono state svolte le indagini che hanno portato oggi a sei arresti legati a nuovi gruppi criminali di Ostia. Azioni criminali messi in atto “agendo a volto scoperto – scrive il Gip – ed in luoghi pubblici, evidentemente facendo affidamento sulla mancata denuncia di possibili testimoni e sulla concreta attitudine intimidatoria dell’azione collettiva, scaturente dall’acquisita fama criminale“.

Per il magistrato “tali violenti contrasti” non hanno “prodotto adeguate reazioni nel contesto sociale di riferimento, né tantomeno” hanno  “sortitoeffetti o manifestazioni di aperta dissociazione. E ciò a dimostrazione della condizione di diffusa omertà radicata in quel territorio, conseguenza del prestigio delinquenziale, del livello di pericolosità e della autorevolezza che gli esponenti di tali consessi criminali hanno progressivamente acquisito nell’ambiente in cui disinvoltamente operano“, conclude il giudice.



Alexa Roscioli

Redazione CriminalMente



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