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Un giorno sul set di Scomparsi - CriminalMente
scomparsi
Tempo di lettura: 3 minuti

Ogni giorno in Italia scompaiono circa 3 persone, per un totale di oltre 37mila scomparsi. Un popolo di vite sospese, svanite nel nulla”

Questo è l’incipit della docu-serie Scomparsi, in onda su Sky Crime+Investigation e giunta quest’anno alla seconda stagione. Condotto da Pietro Orlandi, fratello di Emanuela Orlandi, il programma ricostruisce alcune storie di sparizioni attraverso la voce di chi “rimane”: famigliari, amici o conoscenti che come lo stesso Pietro fa dal 1983, non si rassegnano nel cercare la verità.

A inizio gennaio, grazie a un amico, ho avuto l’opportunità di assistere a una giornata di riprese dell’episodio dedicato a Davide Gentile, ragazzo scomparso da Settimo Torinese nel 2017. Il programma del giorno prevedeva l’intervista al padre e al fratello di Davide.

 

 

Mi presento puntale all’appuntamento e trovo Lorenzo, il mio amico e autore del programma, ad aspettarmi. Insieme a lui, raggiungiamo la troupe impegnata a sistemare il set: luci, videocamere, microfoni, scenografia. La regista è indaffarata, e insieme allo scenografo e direttore della fotografia stanno definendo i dettagli dell’allestimento. Mi presento velocemente, non c’é tempo per i convenevoli, il padre di Davide sta arrivando.

L’organizzazione è precisa, cerco di farmi da parte per non intralciare il lavoro, il luogo è piccolo e tutto va incastrato alla perfezione. Poco più tardi arriva il padre di Davide e la situazione si fa più tesa, lui e Pietro si trovano faccia a faccia, l’intervista non è facile.

 

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È il 9 settembre 2017 quando di Davide si perdono le tracce. Lavorava come postino, era una persona diretta, di quelle sempre presenti ma taciturne. Dopo la sparizione, i parenti e gli amici non sapevano dove cercare e al tempo stesso temevano per lui. Le fragilità di Davide probabilmente erano tante ma invisibili, nascoste dietro un’aria forte e sicura.

 

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La troupe è una macchina da lavoro; non ci sono orari né pause, il pranzo è solo un fugace panino alle 16:30. Un lavoro faticoso che richiede professionalità, dedizione e un distacco emotivo importante. Conclusa l’intervista con il padre, è il momento del fratello di Davide.

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Attraverso alcune interviste, si intravedeva un lato di Davide che metteva in allarme. Prima di scomparire, infatti, a un amico confessò di sentirsi perseguitato; pensava che il suo cellulare fosse sotto controllo e che la sua auto fosse stata manomessa.

Davide nascondeva qualcosa agli amici e alla famiglia?

Dove si recava nei suoi momenti di solitudine? Aveva una vita segreta che ne causò la scomparsa?

Quella solitudine probabilmente era la manifestazione di un disagio più profondo di Davide, una macchia che lo portò a ingigantire quei pensieri fastidiosi nella sua testa. Non sarebbe stato opportuno azzardare alcuna diagnosi, ma è indubbia la sofferenza che viveva, avvolto dalla depressione e da pensieri persecutori e intrusivi.

 

 

Una giornata faticosa questa, fatta di contrasti tra tempi televisivi, ritmi serrati ed emotività. È inevitabile empatizzare di fronte a un padre che si commuove per il figlio dicendo “Una parte di te spera e una parte inizia a morire”; o a un fratello che con voce rotta dal pianto confessa “Se avessi percepito il disagio di mio fratello, forse non saremmo qui ora”.

Durante il tempo sul set, la luce che filtra dalle finestre dell’appartamento si trasforma. È ormai sera e siamo avvolti dai toni caldi del tramonto che ci regalano gli ultimi raggi di sole prima di chiudere le riprese.

Gli incontri di oggi saranno ricordi indelebili, difficili da condividere ma fortissimi da vivere, capaci di renderti partecipe emotivamente di un progetto più grande di cui si vive solo un segmento.

A un anno e mezzo dalla scomparsa, la famiglia di Davide spera ancora nel suo ritorno.

Giulia Puzzo

Redazione CriminalMente

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