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snuff movie

Snuff Movie. È impossibile definire con certezza tutto ciò che si può trovare all’interno del deep web, e soprattutto del dark net. Senza dubbio però, coloro che posseggono fantasie sessuali “non convenzionali”, possono soddisfare i loro bisogni grazie alla circolazione di materiale pornografico illegale di diverso tipo.



Tra questo materiale, i filmati più discussi sono sicuramente gli Snuff Movies. Gli Snuff Movies sono un fenomeno difficile da definire. Gli autori inglesi David Slater e David Kerekes, nel 2007 scrissero il libro “Killing For Culture: Death Film From Mondo To Snuff”. Essi definirono gli snuff movie come

“un sacrificio umano (senza l’ausilio di effetti speciali), compiuto in forma di film e diffuso tra una minoranza viziosa a scopo di intrattenimento”.

Rientrano in questa categoria quindi, solo quei video dai contenuti violenti, realizzati a livello amatoriale che si concludono con la morte della vittima; questi film descrivono l’omicidio commesso per la registrazione, con lo scopo di eccitare sessualmente il pubblico e di ricavarne un guadagno economico.

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La particolarità degli Snuff Movie è che le sevizie agite sulle donne, sui bambini o sugli animali sono reali, in quanto non sono previste simulazioni né ritocchi, e gli “attori”, alla ricerca di emozioni sempre più estreme, sono pronti a mettere in pratica atti violenti caratterizzati dal dominio della vittima, la quale si “spegne lentamente” fino alla morte.

Il mito degli Snuff Movies ha probabilmente avuto origine nei primi anni del ‘900, ma la sua fama è aumentata nel 1971, grazie all’uscita del film intitolato “Slaughter”, girato in Cile e in Argentina ad opera dei coniugi Michael e Roberta Findlay. La pellicola riprendeva la strage di Bel Air, dove morì anche la moglie di Roman Polanski, Sharon Tate, per colpa degli adepti di Charles Manson. Ciò che interessò veramente al pubblico non fu il film di per sé, in quanto era stato prodotto in una qualità pessima, ma le dichiarazioni che rilasciò il produttore Allan Shackleton.



Egli affermò, probabilmente al solo scopo di far cadere l’attenzione sul suo film, che la sequenza in cui un’attrice incinta veniva torturata ed uccisa, era reale, senza alcun trucco di montaggio. Il film venne in seguito intitolato “Snuff” ed uscì nelle sale nel 1976. Grazie a questo stratagemma, la pellicola fu venduta ad un prezzo considerevole, e «fu acquistata dai rappresentanti più depravati dell’ambiente di Hollywood».

La leggenda degli snuff movies è talmente dirompente che le forze dell’ordine si sono dovute scontrare con la possibilità della loro reale esistenza.

L’FBI ha sviluppato una definizione di film snuff, descrivendoli, appunto, come rappresentazione visiva autentica, in cui una persona è inizialmente viva, ma poi la si ritrova morta alla fine del materiale (film o fotografico). Il requisito essenziale di tale film è dato dal fatto che la stessa registrazione dell’omicidio viene creata con lo scopo di una gratificazione sessuale e di distribuzione commerciale. Nonostante la polizia di tutto il mondo si trovi quotidianamente a contatto con video inenarrabili, dove si vedono torture e morti, nessuno di loro ha ancora soddisfatto questi criteri sviluppati dall’FBI, quindi non è ancora possibile confermare l’esistenza degli snuff movie.

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Questo perché, a seguito, di un’attenta analisi, è possibile verificare l’autenticità del video o della foto, al fine di determinare se questi mostrano realmente il momento della morte della vittima, o se si tratta di finzione. Cosa molto più difficile da dimostrare invece, è il motivo dell’omicidio, ovvero capire se questo sia stato realizzato per la vendita del film o meno. Per capire ciò, gli agenti hanno la necessità di trovare ulteriori informazioni oltre al video stesso, come ad esempio la testimonianza degli autori o di altre persone coinvolte nella registrazione. Gli snuff movie forniscono materiale creato al fine di fornire gratificazione sessuale ad un gruppo ristretto di spettatori. Le altre persone però, possono non percepire queste registrazioni come sessualmente esplicite o pornografiche, così come succede per la pedopornografia.

Per essere in grado di qualificare accuratamente un film snuff, è necessario dimostrare che quel video era considerato tale per le persone per le quali il materiale risulta sessualmente stimolante.

Per quanto riguarda il motivo finanziario, dimostrarne il presupposto richiederebbe la possibilità di ritrovare prove di transazioni finanziarie durante la vendita di snuff film, o la prova che determinate persone hanno cercato di acquistare o di vendere tale registrazione. Inoltre, anche se il commercio esistesse realmente, trovare il materiale potrebbe non essere possibile. Per creare tali video specificamente per i benefici finanziari sembra difficile da dimostrare perché richiede la prova o la testimonianza del trasgressore.

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Nonostante si stia ancora discutendo sull’esistenza di questi film, molti voci confermano la loro realtà, tanto più che provengono da persone “addette ai lavori” come il procuratore tedesco Wolfgang Rahmer, come Hamish McCulloch, ex segretario generale dell’Interpol, specializzato nella lotta al traffico di esseri umani e nella lotta ai crimini contro i bambini e il direttore dell’Europol Rob Wainwright, il quale scrisse un dossier nel 2016 dove confermò l’esistenza di tale fenomeno. Dossier che purtroppo non è ancora accessibile al pubblico.

Silvia Mion

Redazione CriminalMente



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