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Stealthing

Lo Stealthing è un fenomeno sessuale molto recente che consiste nella pratica di sfilare il preservativo durante il rapporto sessuale, senza avere il permesso esplicito del partner. Secondo molte testimonianze, è una pratica molto comune tra i giovani.

Uomini e donne hanno descritto come, a un certo punto del rapporto, il partner maschile ha rimosso il preservativo senza avvisare. E mentre alcuni si sono resi conto dell’azione, altri non hanno percepito nulla fino al momento dell’orgasmo del partner.

Stealthing

Stealthing. Le preoccupazioni delle vittime

Nonostante ci sia una varietà di storie abbastanza ampia, la preoccupazione comune da parte di quasi tutti i soggetti riguarda due temi: malattie veneree e abuso. Il primo problema, quindi, riguarda la possibilità di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile. In particolare, la preoccupazione maggiore riguarda l’HIV. Molte donne che hanno subito lo stealthing, si sono rivolte a specialisti o hanno contattato dei forum online per le persone con HIV.

Il secondo problema, invece, riguarda il vissuto personale della rimozione del preservativo. Donne e uomini hanno riferito di essersi sentiti violati nella loro autonomia fisica e che fosse venuta meno la fiducia che avevano riposto nel partner sessuale. La maggior parte delle vittime di stealthing ha equiparato questa pratica alla violenza sessuale.

Lo stealthing, in Italia, è penalmente perseguibile?

Abbiamo posto questa domanda all’Avvocato Maurizio Cardona.

Stealthing

Ecco la sua risposta molto chiara.

Che sia una condotta riprovevole, sicuramente contraria alla morale e alla coscienza collettiva pare non esserci dubbio. Ma, per poter affermare che sia anche penalmente rilevante, i passaggi da percorrere sono diversi.

In Svizzera, lo stealthing è stato sanzionato come violenza sessuale ritenendo che la vittima avrebbe prestato il suo consenso solo ad un rapporto protetto e non ad altro. E in Inghilterra tale condotta è considerata illegale e il discrimine tra atto sessuale consensuale e stupro è dato proprio dalla scelta libera e consapevole: quando si decide di rimuovere il preservativo senza il consenso dell’altro si commette l’abuso.

In Italia lo stealthing non rientra nel novero dei reati tipizzati dal legislatore ma è evidente che tale condotta si può inserire legittimamente in tutti quei comportamenti che vanno a minare la libertà personale, l’autodeterminazione e la tutela della incolumità fisica e della persona.

Va detto, tuttavia, che tale fenomeno, che a mio avviso deve ritenersi penalmente rilevante ed essere annoverato come violenza sessuale, non pare facilmente perseguibile. Il dato di partenza è il patto iniziale: avere un rapporto sessuale protetto. Patto che a un certo punto viene meno da parte del soggetto agente che fin dall’inizio aveva la volontà di non rispettarlo.

Come sappiamo, nella cosidetta pratica dello stealthing le motivazioni possono essere le più disparate ma quello che occorre tenere a mente è che chi agisce normalmente sa bene quello che vuole e lo fa per indurre l’ignara vittima a non percepire quanto sta realmente accadendo. Dunque un abuso subdolo, truffaldino, una condotta criminale che già in diversi Stati è considerata un vero e proprio crimine paragonabile ad un abuso sessuale. Come nella violenza sessuale, che costituisce un atto con il quale si costringe qualcuno a subire un atto sessuale contro la propria volontà, anche nello stealthing si può ritenere che il bene giuridico protetto dalla norma sia la libertà sessuale dell’individuo che esclude che il proprio corpo possa essere utilizzato da altri senza il consenso.

Nello stealthing il consenso è presente all’inizio in considerazione del fatto che il rapporto sessuale sia protetto ma è noto anche che la violenza sessuale è da ritenersi sussistere anche nei casi in cui la vittima era inizialmente consenziente ma poi ha cambiato idea.

Alcune considerazioni: Questa condotta sarà difficilmente perseguibile. Sotto il profilo probatorio è evidente che l’individuazione del consenso creerà le maggiori difficoltà. La vittima dovrebbe denunciare proprio come nei casi di violenza sessuale ricorrendo all’ospedale per le verifiche necessarie da fare in casi di questo tipo. Sicuramente parliamo di un tema che apre la porta ad “abusi” e possibili distorsioni, un terreno ricco di pregiudizi.

Direi che il concetto che deve passare è quello di dire di aver subito una violenza vera e propria perché tale è e tale rimane ed è molto importante che si parli di un fenomeno come questo come occasione per riaffermare sempre e con più fermezza che senza il consenso non c’è libertà e senza libertà c’è solo la violenza, una violenza ancora più subdola perché nascosta tra le pieghe della normalità”.

Ringraziamo l’Avvocato Cardona per la gentilezza e la professionalità con le quali ha chiarito i nostri dubbi.

 

Roberto Molino

Redazione CriminalMente

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