fbpx
Storie di galera

Intervento di Silvia Riberti



Educatrice presso la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino. Ha introdotto l’argomento parlando della vita in carcere e di come le risorse siano fondamentali sia all’interno che all’esterno del carcere. La vita al di dentro non è facile e di per sé se non viene elaborata dal soggetto privato della libertà personale è ancora più difficile. Ogni detenuto deve affrontare un percorso autonomo che prevede anche il dover interfacciarsi con professionisti esperti del settore per ottenere permessi/iniziative.

Storie di galera

Molto importanti sono le risorse che possono essere poche o tante. Basti pensare ad esempio alla famiglia del singolo detenuto, che quando c’è costituisce una grande risorsa esterna con una grande possibilità per lo stesso. La dott.ssa ha portato un esempio derivato dalla sua esperienza personale, facendo riferimento ad una frase detta da un detenuto: “Se mia madre mi molla, mi butto a killer”. Ciò ci fa capire quanto la madre in questo caso per il detenuto oltre ad essere un canale affettivo, è anche un canale di promozione del suo benessere come persona che lo aiuta a mostrare e a mettere in atto le proprie risorse interne. Le stesse persone detenute possono essere una risorsa all’interno del carcere con le loro capacità e possibilità che possono mettere in atto all’interno della struttura detentiva, ad esempio attraverso il lavoro carcerario previsto dal programma trattamentale art. 15 dell’Ordinamento Penitenziario.

In seguito ha affrontato il suicidio e di come sia importante prevenirlo attraverso una collaborazione di gruppo tra le diverse figure professionali. Bisogna che le stesse tutte insieme facciano qualcosa sin da subito quando il soggetto è a possibile rischio. Non si può aspettare un suicidiologo per fare uno studio sulla probabilità di un atto anticonservativo, ma abbiamo bisogno del FARE INSIEME PER PREVENIRE. Una nota negativa viene però sottolineata, ovvero che per quanto si faccia spesso non si riesce ad incidere e a far passare il messaggio.

Intervento di Antonio Pellegrino



Coordinatore regionale Rete dei Servizi Sanitari del Piemonte. Svolge il ruolo di psichiatra clinico presso il carcere Lorusso e Cutugno di Torino nella sezione del Sestante. Specifica come il ruolo dello psichiatra forense in carcere non c’è, bensì quello dello psichiatra clinico. Descrive il carcere come “luogo di malessere”. Riprende il tema già affrontato dalla dott.ssa S. Viberti, e specifica come non c’è una persona che sia deputata alla cura del paziente-detenuto che è a rischio suicidiario, dato che la “cura” deve essere prevenuta e affrontata da una rete di persone che collaborino attraverso un lavoro di equipe in cui i saperi e le professionalità possano condurre verso un obiettivo comune, che sia teso al benessere del reo e del clima in cui vivono i soggetti detenuti e non. Torino è in controtendenza come ha tenuto a specificare per il Sestante a Torino, è uno dei pochi reparti psichiatrici tra le strutture carcerarie che sono presenti in Italia, presente dal 2002. Proprio in questa sezione si è cercato e si cerca continuamente di adottare questo lavoro di rete per evitare atti anticonservativi verso gli stessi e l’istigazione della violenza verso gli altri. Rispetto agli altri istituti Torino ospita oltre 1.300 detenuti e dal 2006 non si sono riscontrati suicidi.

Storie di galera

Pellegrino fa notare quanto il contesto incida molto sulla possibilità che il soggetto possa mettere in atto gesti lesivi verso se stessi. Diversi studi infatti dimostrano e confermano questa correlazione tra ambiente e suicidio che è fondamentale. Chi si suicida spesso non è dato da un disturbo psicopatologico, ma appunto può essere scaturito dal contesto di riferimento in cui il soggetto vive e si relaziona.

Intervento Giovanni Cellini



Assistente sociale UEPE Torino. UEPE (Ufficio Esecuzione Penale Esterna) è una struttura che dipende dal Ministero della Giustizia, che è esterna al carcere. Si occupa di misure alternative alla detenzione e alla collaborazione con strutture carcerarie come servizio sociale. Lavorano con detenuti che conoscono di persona e valutano in base alle relazioni che vengono acquisite da altri professionisti, se gli stessi possono accedere alle misure alternative al carcere. Inoltre la relazione viene instaurata anche attraverso la conoscenza con le famiglie degli stessi, quando le stesse ci sono e si rendono disponibili. Così si possono prospettare percorsi di reinserimento esterno tramite le famiglie e le strutture esterne al carcere (ad esempio per il lavoro).

Storie di galera

Anche l’attività del servizio sociale si basa su un lavoro di rete è il “DNA del servizio sociale sul territorio”. Si basa su una forza interpersonale che è interpersonale e interdisciplinare. Il lavoro del servizio sociale si basa non solo su un aiuto materiale, ma anche e soprattutto sulla relazione che spesso la si dà per scontato. L’ UEPE lavora sulla promozione di capacità “empoweremwnt” della persona, attraverso ad esempio sull’attivazione di borse lavoro in cooperativa che vengono pensate ad personam.

Intervento Elena Rossi



Operatrice carceraria, tirocinante psicologa presso la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno Torino.

Ha effettuato uno studio basato su questionari che è stato sottoposto a detenuti e civili, discorso che si riallaccia al luogo della famiglia e di come sia importante la sua presenza per il passaggio dall’interno all’esterno. È importante il supporto morale e psicologico dei detenuti in carcere. Questo dato nel questionario si discostava tra ciò che pensavano i detenuti  che non tenevano in considerazione e  quello invece del personale penitenziario, che consideravano di estrema importanza soprattutto a livello di supporto psicologico.

Storie di galera

Quest’ultimo è importante per rientrare a vivere un esistenza “normale” dopo un periodo di carcerazione che può essere più o meno lungo e difficile. È emerso molto anche come un soggetto detenuto sia soggetto a stigma sociale dopo la scarcerazione e ciò può incidere sul rischio di recidiva.

Alexa Roscioli

Redazione CriminalMente



Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: