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Strage a Sciacca: cinquanta cani randagi morti avvelenati

Strage a Sciacca: cinquanta cani randagi morti avvelenati (Attenzione, questo articolo contiene immagini forti che possono urtare la vostra sensibilità).

La scorsa settimana a Sciacca, in provincia di Agrigento, si è verificato un fatto di una barbarie inaudita. Decine di cani randagi sono stati uccisi, probabilmente con delle polpette avvelenate. Sono state disseminate in Contrada Muciare, nei pressi di una vecchia fornace abbandonata alle porte della città. Si parla di una trentina di animali morti, forse addirittura una cinquantina.



La notizia, è inutile sottolinearlo, ha provocato sdegno ovunque, mondo dei social network compreso. E proprio da quest’ultimo è partita una serie infinita di messaggi e commenti aspri a riguardo.

Strage a Sciacca: cinquanta cani randagi morti avvelenati. Le responsabilità della vicenda

Nel mirino delle responsabilità è finito principalmente il primo cittadino, Francesca Valenti.

Strage a Sciacca: cinquanta cani randagi morti avvelenati

Il Sindaco è stato denunciato per violazione della legge 281/91 in quanto «primo responsabile per il benessere dei randagi presenti sul territorio comunale e della loro salute ed incolumità» e per l’articolo 323 del codice penale, avendo «con il suo comportamento ritardato volutamente l’emissione dell’ordinanza comunale che avvisava della presenza dei bocconi avvelenati e avendo quindi commesso abuso d’ufficio».

Secondo la normativa, infatti, il sindaco non solo è responsabile per i randagi e gli altri animali vaganti sul territorio di sua competenza, ma in caso di ritrovamento di esche avvelenate deve attivare la procedura prevista dalla normativa, che prevede, appunto, la bonifica dell’area interessata. Cosa che non è avvenuta, almeno non tempestivamente. E questo non ha fatto che incrementare il numero delle vittime di questo scempio.



Gli animali tratti in salvo sono stati solo una decina e sono stati spostati in strutture protette della zona.

Questa strage rappresenta soltanto l’ultimo di una serie di drammatici episodi simili registrati in Sicilia. Tra gli altri, quello del marzo 2014 avvenuto a Carini, cittadina alle porte di Palermo. Anche allora si trattò di avvelenamento e il bilancio fu drammatico, con 15 cani morti. Nei giorni scorsi, sempre in Sicilia ma nel Trapanese, quattro cani sono stati avvelenati a Santa Ninfa, mentre a Campobello di Mazara un cane è stato impiccato e un altro scuoiato.

Strage a Sciacca: cinquanta cani randagi morti avvelenati

Torture e uccisioni ai danni del migliore amico dell’uomo continuano, purtroppo, ad accadere in tutto il Paese, anche se il meridione rimane in testa alla poco onorevole classifica, stilata da Aidaa, che vede in testa Calabria, Sicilia e Sardegna.

Nel frattempo, le pene previste dalla legislazione italiana per i responsabili di crimini contro gli animali continuano ad essere risibili. Spesso, infatti, si traducono in sanzioni pecuniarie o qualche ora di affidamento ai servizi sociali.



La Procura della Repubblica di Sciacca sta coordinando le indagini e i carabinieri di Sciacca stanno esaminando i filmati del sistema di videosorveglianza di due aziende della zona per tentare di individuare il responsabile di quest’ultima, tragica, carneficina.

Nel frattempo i corpi degli animali avvelenati di Sciacca, rimasti per un paio di giorni sul ciglio della strada, sono stati affidati all’Istituto zooprofilattico regionale, cui spetta accertare il tipo di veleno usato.

Strage a Sciacca: cinquanta cani randagi morti avvelenati

L’individuazione dei colpevoli non riporterà certo in vita tutti questi animali, ma assicurare alla giustizia chi si è fatto protagonista di una brutalità senza eguali, nascondendosi dietro un bieco strumento, il veleno, deve essere una priorità per tutti.

Il problema del randagismo è senza dubbio reale, in particolare al Sud, ma i metodi fai-da-te non sono risolutivi né giustificabili.

Di recente sono stati stanziati ingenti fondi per la costruzione di un rifugio comunale nella zona, che garantirebbe maggiori possibilità di sterilizzare e di gestire il problema dei cani sul lungo periodo. Ma sul medio bisogna, necessariamente, sensibilizzare sulle adozioni. Perché solo questo consentirebbe ai cani una vita dignitosa e al territorio il modo di affrontare adeguatamente un problema da troppo tempo trascurato.

Anna Pavanello

Redazione CriminalMente



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