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Lo stupro: reato maniacale o no? Rappresenta il naturale sblocco di una mentalità misogina oppure è realizzabile solo in presenza di pulsioni sadiche?



Lo studio dei crimini violenti costituisce uno dei principali aspetti di cui si occupa la psicologia criminale. L’indagine sull’omicidio, sullo stupro o sulla violenza domestica, rappresenta una delle forme più estreme di tali comportamenti. In tali casi emerge sempre l’interrogativo su una presunta origine patologica dalla quale far discendere le motivazioni che spingono gli uomini ad agire comportamenti violenti e quindi criminosi, dato che spesso ne cagionano la morte del prossimo.

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Focus sullo stupro nelle diverse discipline

Il diritto penale si limita a stabilire attraverso la giurisdizione, quali siano le circostanze che delimitano gli ambiti di procedibilità nel momento in cui un atto grave possa aver procurato lesioni o la morte stessa di un soggetto vittima di reato.

La psicologia al contrario della criminologia – in cui vengono indagate le cause – cerca invece di spiegare quali possono essere i meccanismi genetici e dinamici che hanno spinto il soggetto ad agire e a compiere l’atto criminale. Le possibili domande a cui possiamo far riferimento sono:

– Quale era e qual è lo stato mentale che ha guidato il soggetto al momento del fatto?

– Era consapevole o meno di ciò che stava facendo? Può esserne imputata la piena/parziale o inesistente capacità di intendere e volere?

– Se esiste un quadro patologico, il fatto compiuto è eziologia della sua patologia? E in questo caso come può essere valutato il livello di responsabilità?

La procedura penale italiana per comprendere le ragioni del fatto di reato può avvalersi solo della perizia psichiatrica art. 220 c.p.p., in cui il giudice può chiedere una valutazione dei fattori mentali. Escludendo così la possibilità di analizzare i processi psicologici (perizia psicologica) in fase di cognizione dato che riguardano le qualità psichiche (dotazione affettiva, intelletto, relazioni sociali), nel momento in cui siano indipendenti da cause patologiche. Ciò è fondamentale per garantire i diritti al reo che possono esser causa di pregiudizio e di interpretazione da parte del giudice.

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I crimini violenti

I crimini violenti sono un modo di agire dell’essere umano che è deformato rispetto alla cosiddetta “normalità”. Che non è un dato estraneo o non esistente rispetto ad essa, ma è semplicemente l’altra faccia della medaglia. In tal caso quindi una domanda che ci si pone è: l’atto violento è il frutto di una scelta dotata di libero arbitrio, oppure rappresenta l’espressione di uno psichismo coartato dovuto ad una serie di forze oscure pronte a sfuggire al vaglio della ratio del soggetto? Gli interrogativi che mi pongo e che l’opinione pubblica si pone sono molti, spesso forniti da pareri contrastanti a causa della mala informazione o una disinformazione in merito.

Questo tipo di reato a sfondo sessuale di norma è connotato da una forte e abnorme spinta emotiva. È solitamente percepita dall’opinione pubblica e amplificata dai mass media come condotta priva di movente, opera di un “folle” che ha agito in preda ad un raptus.

Il raptus è espressione di un comportamento che il soggetto sente con forte preminenza di dover mettere in atto. Ciò quindi non è un disturbo mentale, bensì l’esito di diverse manifestazioni psicopatologiche. Per fare un esempio il raptus può essere l’acting out di un disturbo borderline di personalità. La malattia mentale ha il suo corso, i suoi sintomi, i suoi segnali che possono tradurre un qualcosa che non sta funzionando in tale soggetto e che spesso possono sfuggire all’analista.

Dire che un soggetto potenzialmente “sano” possa impazzire all’improvviso commettendo un delitto in preda ad un raptus, e subito dopo ritorni allo stato antecedente di normalità e razionalità è assurdo. Ciò che invece si può dire è che in tali delitti può giocare un ruolo un quadro psicopatologico più o meno grave, che in quel momento può aver alterato l’esame di realtà del reo.

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Lo stupro può derivare da una concezione culturale radicata all’interno della società in cui si vive? Il termine misoginia può essere il passo più breve per poter mettere in atto tale reato?

Se pensiamo al nostro retaggio culturale la donna è sempre stata al di sotto dell’uomo in quanto la nostra società ha una struttura patriarcale. La misoginia si traduce con “odio verso le donne”. Da questo odio si può ingenerare e quindi arrivare allo stupro. Infatti i femminicidi avvengono proprio perché le donne sono considerate alla stregua di oggetti da possedere, e se un oggetto lo si possiede la donna che rientra in tale concezione non ha autonomia e quindi non può decidere in autonomia.  Lo stupro è una forma di violenza che parte da basi che sono quelle di una società misogina e anche gli uomini possono essere vittime di stupro ma di base la dominazione è quella patriarcale.

Altra cosa è il sadismo dato che tutte le sue forme (in quanto parafilia) generano una forma di eccitazione sessuale che il soggetto manifesta nei confronti  dell’oggetto. Il termine sadismo sessuale indica invece il bisogno di veder soffrire il proprio partner (o colui che è ritenuto tale) per dolore fisico e per umiliazioni prima, durante e dopo il rapporto sessuale.

Lo stupro, pur configurandosi in apparenza come un atto di violenza sessuale, costituisce essenzialmente una espressione di rabbia che scaturisce da un intollerabile sentimento d’inefficienza e di mancanza di potere sull’altro.

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Lo stupro nel codice penale italiano

Dal punto di vista legislativo lo stupro è classificato come violenza sessuale che è un reato contro la persona disciplinato dagli artt. 609 bis e seguenti del c.p. italiano.

L’art. 609-bis c.p. prevede la pena della reclusione da cinque a dieci anni per:

– Chiunque con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali;

– Chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali: abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto; traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.

Per concludere quindi lo stupro in parte può avere una componente sadica che è espressione di una parafilia, al contempo bisogna comprendere quali meccanismi agiscono nella mente del reo che lo spingono a mettere in atto un reato che è punibile dalla legge. Capire e valutare se al momento del fatto il soggetto era conscio di ciò che stava facendo e frutto di una sua smodata voglia di piacere sessuale, che lo spingono in malo modo ad approcciarsi al femminile o che sia il frutto di una componente patologica che ne è alla base è molto complesso, ciò per l’appunto bisogna indagarlo attraverso un vaglio di interrogativi e dopo aver valutato accuratamente l’atto.

 

Alexa Roscioli

Redazione CriminalMente



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