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Terrorismo, criminalità e immigrazione. Quali legami?

Terrorismo, criminalità e immigrazione. Quali legami? È questo il titolo dell’incontro tenutosi in occasione del Torino Crime nel pomeriggio di sabato 14 Aprile al Circolo dei Lettori.



Gli ospiti dell’evento sono stati Claudio Bertolotti, analista strategico dell’Istituto per gli studi di politica Internazionale ISPI; Ranieri Razzante, direttore del Centro di Ricerca sulla sicurezza ed il Terrorismo CRST; Sherif El Sebaie, moderatore dell’incontro e giornalista di Panorama. 

Terrorismo, criminalità e immigrazione. Quali legami?

Terrorismo, criminalità e immigrazione. Quali legami?

L’incontro inizia facendo una considerazione inerente il significato delle tre parole chiave inserite nel titolo. Se tornassimo a qualche decennio fa, infatti, assoceremmo alla parola terrorismo, quello eversivo delle brigate rosse. Se usassimo la parola criminalità, ci verrebbe subito in mente quella organizzata, mafiosa. E a sentir parlare di immigrazione, ci immagineremmo i barconi pieni di migranti provenienti dall’Albania.

La cornice temporale odierna, ci permette di assegnare significati diversi e piuttosto recenti. Il terrorismo odierno è quello jihadista, la criminalità è quella quotidiana dei borseggiatori, ladri e spacciatori; l’immigrazione è quel flusso incessante di migranti che provengono dall’Africa.

I legami tra i tre fenomeni, non sono solo concettuali ma come ha ben spiegato Bertolotti, c’è una correlazione statistica che, se registrava una bassa percentuale fino a pochi anni fa, ad oggi conta 111 azioni violente di natura terroristica nell’Unione Europea, solo tra il 2004 e il 2018. Periodo temporale che coincide con la massima espansione geografica e mediatica dello stato islamico.

Delle 111 azione violente, il 48% sono commesse da immigrati regolari di prima generazione. Il 23% da immigrati di seconda e terza generazione. Il 14% da immigrati irregolari e solo il 6/7% da convertiti europei.

Terrorismo, criminalità e immigrazione. Quali legami?

La correlazione tra immigrazione e terrorismo è evidente e tangibile

Non è esente la criminalità dall’avere un nesso con il terrorismo. È Razzante a spiegare come il terrorismo utilizzi le stesse tecniche di addestramento e reclutamento della mafia di cui gli italiani detengono il copyright. Ma non solo. Anche l’introito economico utile a fini terroristici, viene ricavato da traffici simili a quelli utilizzati dalla criminalità organizzata. Il traffico di migranti, ad esempio, permette di accumulare denaro più facilmente di altri tipi di traffici.

Bertolotti spiega inoltre, l’importanza della detenzione in carcere, il quale si pone come terreno estremamente fertile per la radicalizzazione religiosa di soggetti che, nella maggior parte dei casi, non hanno un passato caratterizzato da un legame con alcun tipo di religione.

Infine Razzante spiega come il finanziare attività terroristiche passi attraverso molta più legalità di quanto si possa immaginare. Attraverso Onlus, banche e società fiduciarie, passa la gran parte del denaro che finanzia le attività terroristiche. L’auspicio è quello di riuscire ad avere un’uniformità normativa in materia fiscale, che applichi severi controlli nei movimenti di denaro, non solo sul territorio Italiano (nel quale peraltro si fa molto).

Interessante è la conclusione, che si può vedere come un inizio. L’inizio di quel terrorismo che oggi ci spaventa, avveniva negli anni novanta nei Balcani, dove i jihadisti andavano ad addestrarsi.

 

Elena Rossi

Redazione CriminalMente



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