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Triplice omicidio e suicidio a Foggia – CriminalMente
Tempo di lettura: 2 minuti

Stavolta ha parlato anche il Presidente dell’Ordine degli psicologi della Puglia. Ha parlato in maniera semplice, diretta e dicendo delle cose che possono apparire scontate, ma che scontate non sono. Il triplice omicidio e suicidio avvenuto a Foggia ha riportato a galla una questione fondamentale, ma spesso trascurata.



Gli appartenenti alle Forze dell’Ordine hanno bisogno di maggiore tutela. Hanno bisogno di un sostegno maggiore da parte delle Istituzioni, hanno bisogno di sentirsi protetti, soprattutto dal punto di vista della sanità mentale. Dice bene il dott. Di Gioia quando afferma che le strutture penitenziarie sono luoghi all’interno dei quali il rischio di depersonalizzazione è altissimo.

La ricostruzione del triplice omicidio e suicidio

Ciro Curcelli era un assistente capo della Polizia Penitenziaria e lavorava a stretto contatto con i detenuti. Secondo la ricostruzione, Ciro avrebbe ucciso la moglie Teresa Santolupo, di 54 anni. Poi le figlie, la più piccola di 12 anni, l’altra di appena 18 anni. A quel punto avrebbe chiamato i Carabinieri, avrebbe confessato tutto annunciando l’intenzione di suicidarsi. Poi si è sdraiato accanto alla moglie e ha premuto il grilletto con la pistola puntata alla tempia. Al momento dell’arrivo dei soccorsi, l’uomo era ancora vivo. Sarebbe morto durante il tragitto in ospedale.



L’unico della famiglia Curcelli-Santolupo a non essere coinvolto è il figlio Antonio. Da anni lavora a Ravenna. Di seguito, le parole di Ciro Curcelli ai Carabinieri:

“Ho ucciso mia moglie e le mie figlie, ora mi uccido pure io, venite, ho lasciato la porta aperta”

Il punto di vista

Quando ho letto le parole del Presidente dell’Ordine degli psicologi della Puglia, il dott. Di Gioia, ho pensato che scrivere qualcosa in più fosse totalmente superfluo. La mia opinione sulla vicenda è esattamente la stessa. Ecco cosa ha dichiarato Antonio Di Gioia:

“È forse una tragica vicenda in cui non si è intervenuti per riconoscere le conseguenza del burnout? E’ stato istituito, lo scorso anno, l’Osservatorio permanente sul fenomeno suicidario tra gli appartenenti alle forze dell’ordine, ma per la complessità del problema è necessario uno sforzo in più per occuparci della sofferenza, della salute mentale, nei luoghi di lavoro, come previsto da D.lgs. 81/2008, soprattutto in strutture come quelle penitenziarie in cui il rischio di depersonalizzazione è alto e l’inaridimento emotivo può passare inosservato. Riconoscere i segnali di malessere è difficile, vanno analizzati i fattori individuali, familiari, ambientali e sociali che inevitabilmente si intrecciano e non sono facilmente individuabili. Ma quando c’è anche solo un campanello d’allarme è possibile attivare i primi interventi”

Anche Geremia Capriuoli, psicologo e consigliere dell’Ordine degli Psicologi della Puglia ha rilasciato una dichiarazione:

“Di fronte a questa tragica notizia si rende fortemente necessario potenziare i servizi sociosanitari, i Centri Servizi territoriali per le Famiglie, le strutture socio-assistenziali in cui la collaborazione con le altre professioni della salute, possano sostenere e attivare azioni di prevenzione per impedire episodi tragici come questo. La comunità degli psicologi è pronta a collaborare per implementare un sistema efficace di prevenzione e cura del disagio psichico che colpisce chi è affetto da psicopatologie e le loro famiglie”



Roberto Molino

Redazione CriminalMente





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