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Violenza contro le donne e violenza contro gli uomini: facce della stessa medaglia – CriminalMente
Tempo di lettura: 3 minuti

La violenza contro le donne e la violenza contro gli uomini sono due facce della stessa – orribile – medaglia. Però.

Di una se ne parla spesso, ma i dati statistici mostrano un’elevata criticità.

Dell’altra non se ne parla mai e, addirittura, i dati sono piuttosto scarni. È come se non esistesse per davvero.

Le mille facce della violenza contro le donne

Una donna uccisa ogni 3 giorni. 142 donne uccise nell’arco del 2018 in Italia. È quello che scrive il Rapporto Eures 2019 su “Femminicidio e violenza di genere”. Ma la violenza di genere non è “solo” questo, è molto di più. È un “io ti faccio questo, perchè è questo che ti meriti visto che sei una donna“.

Quindi, compare in modo subdolo come violenza psicologica.

“Tu non vali niente”

“Senza di me non saresti niente”

“Guarda le altre, tu fai schifo”

“Come madre sei incapace”

“Sei pazza”

“Se non lo fai, lo sai come finisce”

“Tu non esci vestita così”

Sminuire, ridicolizzare in pubblico, minacciare, ricattare, controllare e isolare la donna sono gli intenti principali.

 

Si presenta sotto forma di violenza fisica. Pugni, schiaffi, calci, lancio di oggetti, spinte, tentato strangolamento, tentato soffocamento. Fino ad arrivare all’omicidio.

Può esprimersi in forma indiretta, andando a colpire animali, cose o altre persone che rivestono un ruolo importante per la vittima.

 

Appare come stalking, con chiamate e sms continui, appostamenti, inseguimenti in qualsiasi luogo. Che sia a casa, a lavoro o al supermercato, non importa.

 

Può essere anche violenza economica, la meno conosciuta.

Non andare a lavoro, resta a casa a fare la mamma”

“I soldi a casa li porto io”

“A te i soldi non servono. Se ti serve qualcosa, te la compro io”

“I tuoi documenti li tengo io”

Lo scopo è solo uno: evitare che la donna abbia una propria autonomia anche dal punto di vista economico. Così, se decidesse di scappare dalla situazione, potrebbe pensare esclusivamente: “Non ho niente, non posso andare da nessuna parte”.

 

La violenza sessuale si esprime in tante varianti. Dal coinvolgimento in attività sessuali non gradite all’imposizione di pratiche sessuali non volute. Dall’aborto forzato alla prostituzione. Dalle mutilazioni genitali alle visite per verificare lo stato di verginità.

Ma ci sono anche le molestie, che si verificano nella vita di tutti i giorni. Dal “cat talking” con quei “pspsps” per attirare l’attenzione per strada, alla volta in cui si riceve quel messaggio in cui uno ci tiene a dirci che gli abbiamo provocato un’erezione, facendoci credere che sia pure un complimento (per poi cancellarlo subito dopo).

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La violenza contro gli uomini

Eppure, quello che non capiamo e che, spesso, non vogliamo ammettere è che gli stessi atti non vengono perpetrati solo da un uomo nei confronti di una donna. Le stesse forme di violenza posso essere agite anche da donna a donna, da uomo a uomo, da donna a uomo. La violenza è violenza, qualsiasi sia la sua forma. Non conosce sesso né status socio-economico.

Il fatto che non si parli e non si senta mai parlare della violenza contro gli uomini non significa che essa non esista. Esiste eccome.

Il problema è che, da un lato, le donne vengono educate a essere carine, a comportarsi bene, a sorridere sempre, a vestirsi in un certo modo e a non vestirsi in un certo modo, a considerare il rosa come il proprio colore preferito.

Dall’altro, gli uomini, fin da piccoli, vengono cresciuti con l’idea che

Le bambole no, sono giochi da femmina”

“Il colore dei maschi è l’azzurro”

“Certo che ti piace il calcio!”

“Non stare a lagnarti. I veri uomini non piangono”

“Non ti fai quella tipa? Sei proprio un f****o”

Ed è così che si cresce con la consapevolezza che gli uomini non possono essere vittime. Se lo sono, non devono denunciare nè rivelarlo a nessuno. Altrimenti? Altrimenti si perde la propria mascolinità, il proprio status quo.

 

 

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